SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Punteruolo rosso, non si pensi di essere sulla strada della vittoria contro il micidiale parassita delle palme. Lo sostiene Riego Gambini, coordinatore di Meteorivierapicena.net, il portale di Bioclimatologia applicata della Riviera delle Palme. E’ reduce dal convegno nazionale “Lotta al punteruolo rosso, a che punto siamo?” che si è tenuto a Sanremo nei giorni scorsi. Fornisce concetti preoccupanti al dibattito, ma riteniamo che i suoi argomenti meritino di essere diffusi non per fare da cassandre ma per contribuire, appunto, al dibattito. E alla chiarezza.

Vediamo da dove viene l’allarme di Gambini. «Ho la netta sensazione che verso questo parassita delle palme ci sia un’attenzione non proporzionale alla gravità del problema». Eppure se ne parla spesso, nascono task force pubbliche e private, si sperimentano metodi di lotta fitosanitari, termici, biologici…

Perchè tanto pessimismo? Se proviamo a vedere i dati nazionali, comprendiamo la portata del problema.«In Sicilia – afferma Gambini citando i dati emersi nel convegno – fino al 2009 sono state attaccate 18mila palme e ne sono state abbattute 16mila. In Campania ne hanno abbattute 7000. E’ una guerra, e le città piangono i propri morti. Noi nel Piceno non siamo ancora bombardati da questa pandemia, perciò noto un certo ottimismo che secondo me e secondo quanto sto approfondendo non ha ragione di essere. I metodi di lotta attualmente danno una percentuale di riuscita bassa».

Sperimentazione, una parola chiave secondo Gambini. Ma c’è un però: «La ricerca si fa in laboratorio, in condizioni protette, non in strada. Perchè? Ma perchè così facendo si mette a rischio la popolazione di piante sane».

Abbattere una palma è un dolore collettivo, personale, una sconfitta. Ma secondo Gambini è il metodo migliore e secondo lui più rispondente alle prescrizioni della legge (decreto del ministero delle Politiche Agricole del 9 novembre 2007).

«A Sanremo mi ha impressionato la relazione di Biagio Scannariello, funzionario del Comune di Salerno. Parlava di sè come un veterano nella guerra al punteruolo rosso, descriveva la mutazione del panorama della sua città, un cambiamento prima blando e poi sempre più accelerato. Credo che per una lotta più efficace occorrano più fondi statali, occorra più coordinamento fra gli enti e i centri di ricerca coinvolti, occorra infine la consapevolezza che la sperimentazione si fa in laboratorio. Le palme potate che vengono lasciate in strada guariscono raramente, e rischiano di contagiare le altre. I preparati fitosanitari sono inquinanti, i metodi con le microonde stressano l’organismo della palma, sono costosi e non possono essere impiegati su più esemplari contemporaneamente».

Pessimismo cosmico? Allarmismo? Sottovalutazione dei risultati che vengono sbandierati dalle istituzioni locali come il Comune di Grottammare? Gambini la vede così: «Gli strumenti a disposizione sono poco efficaci. Lo dicono i risultati, le migliaia di palme morte in tutta Italia. Non lo dico io, lo dicono fior di scienziati, quelli che ho sentito a Sanremo».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.214 volte, 1 oggi)