Pubblichiamo lo stralcio di comunicato che abbiamo ricevuto via e mail da un nostro lettore. Contiene alcuni appunti o meglio disappunti sul premio giornalistico “Novemi Traini” che vedrà domenica prossima, presso il ristorante “Il Pescatore”, la seconda edizione.

«La prima cosa sbagliata è che la serietà di un concorso si evince dal bando, dall’argomento attorno al quale misurarsi (turismo, diritti sociali, pace, nuove povertà) e soprattutto dai criteri di selezione. Per non parlare dei componenti della giuria. Se il premio è di cucina, ovviamente vi faranno parte degli chef. Giornalistico, almeno qualcuno iscritto all’Ordine ce lo vogliamo mettere? Questo per la trasparenza. Nei concorsi seri c’è anche l’iscrizione, ma passi per questo. Il bando del premio Novemi Traini non appare su alcun sito, risulta generico e lacunoso da quello che si legge sulla stampa locale. Non viene affatto pubblicizzato nella sua interezza. Ammesso che uno voglia partecipare su quale tema deve misurarsi? Si legge sulla stampa locale “Il riconoscimento non sarà un premio allo stile, ma al giornalista che avrà approfondito argomenti cari alla città e stimolato la ricerca di soluzioni”. Troppo generico. Ed i criteri? “quel giornalista che si è distinto per impegno sociale , professionale e umano”. Per non parlare della Commissione, composta dai membri fondatori della Pro Loco. Chi sono costoro per dare la pagella ai giornalisti locali? Sorvoliamo sulla madornale gaffe della passata edizione: confondere un quotidiano on line come www.sambenedettoggi.it per un blog (sic). Non fu una svista ma un errore madornale! Credo che gli organizzatori lo abbiano capito da soli, non serve spiegare perché. L’anno scorso sono stati invitati tanti giornalisti locali (non tutti, mi risulta alcuni esclusi) alla cena di premiazione al Pescatore, poi tra 1° premio e quelli di consolazione sono saliti sul podio almeno 13 giornalisti. E gli altri, bocciati? Tanto valeva premiarli tutti, così non si fa un torto a nessuno. Altrimenti valeva la pena di invitare alla cena solo quelli premiati. E che dire del 1° premio: una vacanza per un giornalista sambenedettese all’estero! Non sarebbe meglio, considerate le finalità della Pro Loco, dare in premio ad un giornalista della stampa nazionale o estera, un soggiorno a San Benedetto? Apprezzo molto l’operato di Marco Calvaresi come presidente Confindustria Turismo, per le valide ed originali iniziative, e della Pro Loco. Ma mi sarei aspettato un Premio che volasse più in alto. Un Premio nazionale per dare lustro alla nostra città»

IL DIRETTORE RISPONDE

Non so se la premiazione di domenica prossima ricalcherà la prima edizione che definirei sperimentale (nessun riferimento alla gaffe, come la definisce giustamente il lettore, nei nostri riguardi. Può capitare e ho anche capito perchè). Sarebbe un errore madornale che probabilmente decreterebbe la fine, secondo me, di un’iniziativa che ritengo ottima.

Ciononostante delle considerazioni del lettore condivido poco o niente. Per esempio che non debba interessare giornalisti locali (fatta da una Pro Loco, la destinazione è più che giusta), che gli inviti debbano essere totalitari o solo ai premiati, che una vacanza all’estero sia un premio sbagliato, che la giuria debba essere composta da giornalisti professionisti (secondo me basta essere lettori con un po’ di zucca sul cervello), che non c’è un tema ben definito (secondo me c’è). Sono invece d’accordo sul fatto che la sua pubblicizzazione è carente, tanto che l’iniziativa sembra scaturita da “decisione carbonare”. Sono egualmente d’accordo ma in senso opposto sul numero di premiati «13, e gli altri vanno considerati bocciati?» scrive il lettore.

L’errore invece, secondo me, sta proprio nel premiare più di un giornalista, al massimo tre, ma io sono per uno soltanto, meglio tanti secondi. Il premio andrebbe consegnato e seguito da una motivazione dettagliata che giustifichi la decisione della giuria, nella quale andrebbe fatto un raffronto con altri articoli (anche più testi dello stesso giornalista) presi egualmente in considerazione (quindi elencati) ma non considerati all’altezza del primo classificato. Verrebbe fuori tutto il lavoro della giuria e, anche articoli che non hanno vinto, ricaverebbero la bella soddisfazione di essere stati segnalati. E senza alcun premio di consolazione ai vari autori ritenuti non vincitori.

Il mio augurio è che Marco Calvaresi abbia capitalizzato gli errori di un anno fa, anche perché ritengo che lui e la sua giuria ne abbiano le capacità. Giuro che, fino a questo momento, io e la mia redazione, siamo all’oscuro di tutto.

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