SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quante chiacchiere attorno allo spot di Dustin Hoffman. Polemiche e critiche, a volte decisamente pretestuose, ma anche elogi ed inutili esaltazioni che rischiano di apparire come un fastidioso atto di piaggeria per nulla onesto ed autorevole. Capita così che per sostenere il successo di “Marche, le scoprirai all’Infinito” si faccia ricorso alla discutibile analisi dei dati Auditel. Molti quotidiani hanno infatti snocciolato gli ascolti dei primi passaggi di Hoffman in tv, con picchi, percentuali e commenti entusiastici.

Ci sarebbe innanzitutto da chiedersi quale sia il senso logico di una celebrazione in merito, dato che per proiettare il promo in questione si è versata una somma di denaro direttamente proporzionale alla fascia oraria di programmazione.

E’ scontato dunque che un’apparizione a pochi istanti dal Tg1 delle 20 “incassi” numerose presenze. Che saranno di conseguenza maggiori di quelle ottenute in una seconda serata.

Il numero totale di passaggi televisivi nelle svariate reti e ore della giornata saranno precisamente 1087 ed il budget associato investito si aggira sui 700 mila euro. Una spesa che conta di riscuotere attenzione proprio nei periodi con il maggior bacino d’utenza.

Dov’è allora la notizia? Si sarebbero dovuti sprecare chili d’inchiostro se diversamente le “strisce” acquistate non avessero raggiunto l’audience pattuito in partenza.

Andrebbe poi chiarito un altro aspetto fondamentale: l’audience si misura per le trasmissioni, non per le pubblicità. Ogni programma viene letto sotto due distinte luci. Quella dell’ascolto medio (che misura il numero medio di spettatori che hanno visto un programma) e quella dello share (che indica in percentuale quante persone, sul totale pubblico televisivo, si sono soffermate su un canale in un certo lasso di tempo). Al contrario, per quel che riguarda le “reclame” non esistono valutazioni in tal senso, ma semplicemente dei calcoli approssimativi eseguiti prendendo in esame le cifre del “contenitore” precedente e di quello successivo. Peccato però che l’interruzione pubblicitaria corrisponda proprio al momento di maggior flessione per ciascuna emittente. Un motivo in più per ritenere ulteriormente inattendibili i numeri in questione.

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