SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Del travagliato iter relativo al nuovo regolamento comunale per l’occupazione del suolo pubblico è un testimone di prima mano, per via delle sue posizioni politiche e del ruolo che riveste nella commissione consiliare Turismo e Commercio (ne è il presidente).

Daniele Primavera, passata la bufera del blitz di lunedì, tuona contro il Comune, accusando l’amministrazione Gaspari di essersi presentata come paladina del rispetto delle regole ma di non aver nei fatti operato in questa direzione. Come motiva l’esponente di Rifondazione Comunista questa accusa?

Diamogli la parola, riprendendo quanto detto da lui nel settembre scorso: «Nell’aprile 2006, ancora prima delle elezioni, questa coalizione e il candidato Gaspari promisero di approvare un regolamento puntuale per evitare le solite discriminazioni tra figli e figliastri. La prima bozza (del regolamento fino ad oggi vacante, ndr) presentata dalla maggioranza, e dal sottoscritto portata in Commissione, fu ritirata perché lesiva degli interessi di un piccolo gruppo di esercenti, non più di sei. E gli altri quattrocento? Chi li tutela? A tre anni dai primi proclami non esiste alcun documento sottoposto al Consiglio Comunale né alle commissioni competenti, con la conseguenza che c’è chi gode di centinaia di metri quadri di occupazione e chi non è autorizzato ad appoggiare neppure una sedia; mentre mamme, anziani, disabili sono costretti a un intollerabile slalom anche sui marciapiedi e nelle isole pedonali, spesso non potendo neppure usufruire dei servizi messi a disposizione sul suolo pubblico per mancanza d’accessibilità».

Ma il Comune non ha fatto proprio nulla in questi tre anni? La risposta di Primavera è decisa: «L’unico atto ufficiale attualmente in vigore è una sterile delibera di indirizzo approvata in fretta e furia dalla Giunta; delibera nella sostanza completamente disattesa, dal momento che la città è invasa di occupazioni abusive o comunque di installazioni in chiaro contrasto con gli indirizzi forniti nella delibera stessa».
Affermazioni decise, dunque, e il blitz della Procura e le rimozioni ordinate di certo confermano un fatto. Per i magistrati in città c’erano eccome i manufatti considerati abusivi sulla pubblica via.
Aggiunge Primavera, sempre ribadendo quanto affermato cinque mesi fa: «La cosa assume contorni ancora più inquietanti se si considera l’odiosa penalizzazione cui devono far fronte gli esercenti onesti che, non volendo praticare una condotta furbescamente illegale come nella peggiore tradizione italiana, si vedono di fatto impossibilitati a competere con chi, invece, approfitta del lassismo di questa amministrazione per usurpare il diritto pubblico del godimento degli spazi a proprio vantaggio, e spesso a danno dell’incolumità dei cittadini. Mai un’amministrazione è stata tanto diseguale nei confronti dei piccoli commercianti».

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