dal settimanale Riviera Oggi numero 807
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Per comprendere quell’avvicendamento fra socialisti nella giunta Gaspari fra Giancarlo Vesperini e Leo Sestri, anno domini 2008, occorre partire da lontano. Dal 2001.
Ballottaggio fra Domenico Mozzoni e Domenico Martinelli. Nel primo turno Sestri si candidò consigliere nella lista civica per Mauro Calvaresi sindaco. Al ballottaggio la lista si apparentò con il centrodestra perché Martinelli le assicurò il raggiungimento del suo obiettivo politico, cioè la bocciatura dei Prusst. Sestri dunque appoggiò il centrodestra come candidato indipendente di una lista civica, fuori dai partiti. Il sindaco medico poi lo fece assessore all’Urbanistica. Promessa mantenuta, e i Prusst del secondo Perazzoli vennero bocciati.
Giunta Martinelli, giunta di veleni interni. Arrivò il giorno che Sestri si dimise, perché quelli di Azione Indipendente volevano che prendesse la tessera di Forza Italia. Lui rifiutò, «perché sarebbe venuta meno la mia indipendenza», afferma. Perché glielo chiesero? Risponde Sestri: «Forse perché davo fastidio a qualcuno nella gestione del Prg».
Veniamo al 2006. Sestri appoggiò Gaspari e si candidò con la Rosa nel Pugno, tornando alla sua identità storica di socialista. Per lui è un exploit, tantissimi voti personali, il doppio di quelli presi nel 2001. «Vuol dire che la gente aveva capito il mio passaggio al centrosinistra e la mia coerenza di fondo. Altrimenti non avrei preso tutte quelle preferenze».
Tantissimi voti personali dunque, il doppio di quelli presi da Vesperini. Prima delle elezioni il loro partito a livello provinciale deliberò di appoggiare le coalizioni di centrosinistra purché non avessero discriminato i socialisti che in precedenza avevano fatto parte di amministrazioni di centrodestra.
Era il caso di Sestri. Si ventilava il suo nome per la carica di presidente del consiglio comunale. Lui, Sestri, ci dice che di fare l’assessore non gli importava. Preferiva rivestire il ruolo super partes di presidente del consiglio. La Rosa nel Pugno comunque aveva il 7,2% dei consensi e chiedeva per sé due incarichi amministrativi, cioè un assessorato e una carica istituzionale (o vicesindaco o presidente del consiglio comunale).
Le cariche istituzionali le ottiene però entrambe la Margherita, con Di Francesco vicesindaco e Giulietta Capriotti presidente del consiglio. C’è delusione fra i socialisti che nel primo consiglio comunale non votano la Capriotti e fanno un po’ di polemica. Per loro c’è solamente l’assessorato ai Lavori Pubblici di Vesperini. Poi rientrano nei ranghi.
Ma mentre Gaspari doveva decidere la sua giunta, accade una cosa che Sestri ricorda con malumore. L’assessore non lo fa lui, lo fa Vesperini.
«Alcuni nel partito mi vollero far fuori nonostante fossi il più votato. Sta bene, mi dissi, non volevo creare spaccature». Anche Rifondazione non lo volle in giunta.
Nel 2008, però, le forze politiche della coalizione criticano Vesperini. Il suo operato non andava bene, sostenevano. Gaspari non lo difese fino in fondo e gli chiese di lasciare il posto. Vesperini obbedì alla ragion politica e si dimise. Per Sestri fu il momento di rientrare in giunta dalla porta principale, nel frattempo le dinamiche interne del partito erano cambiate e per lui non c’erano veti.
Siamo sicuri che provò una grande soddisfazione, dopo la delusione del 2006. Rivincita? Chiamiamola pure così.

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