dal settimanale Riviera Oggi numero 807
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Socialista, avvocato molto noto, assessore ai Lavori Pubblici con Giovanni Gaspari ma anche assessore all’Urbanistica per un periodo nella giunta Martinelli. Non è un trascorso indolore, come vedremo. Leo Sestri si racconta in una intervista che cerca di metterne in luce il pensiero e la storia politica recente, andando oltre la mera “lista della spesa” a cui si riducono gli articoli sugli assessori o sui sindaci. Certo, dirige l’assessorato più importante e “visibile”, quindi non potremo evitare di parlare di strade e lavori, marciapiedi e grandi opere.

Assessore Sestri, il tema del lungomare nord è molto sentito in città. Il vicesindaco Di Francesco, in una nostra recente intervista, ha inaugurato un concetto che se la memoria non inganna finora non era stato impiegato nel dibattito. Ci siamo fermati a Las Vegas, questo il concetto, perché la gente non ci ha chiesto il nuovo lungomare ma la manutenzione delle “periferie”….

«Confermo quanto sostenuto dal vicesindaco Di Francesco. Le istanze delle assemblee di quartiere sono state riferite soprattutto al miglioramento delle strade, alla sicurezza della circolazione dei veicoli e dei motorini. Perciò lotta dura alle buche, agli asfalti stile Beirut. La città cadeva a pezzi, andando in giro con l’auto o a piedi balzava subito all’occhio. Quando mi insediai nel 2008 fu un mio preciso impegno: dare spazio ai quartieri più trascurati di San Benedetto. Non parlerei di periferie, perché non siamo in una metropoli. Ma di zone ingiustamente trascurate sì».

Ma ci sono secondo lei delle zone della città che nonostante la vostra impostazione rimangono ancora “periferie”? Non sarete di certo potuti arrivare dappertutto…

«Naturalmente non ci è stato possibile risolvere tutti i problemi. I lavori pubblici seguono procedure lunghe, fisiologicamente lunghe. Un tema molto sentito è quello dei marciapiedi. A Fosso dei Galli e a Ponterotto raggiungeremo risultati concreti nel breve periodo. In via Torino stanno già lavorando dove si è raggiunto un accordo con i proprietari dei terreni per una cessione bonaria. Più avanti invece è stato necessario un esproprio e a giorni ci sarà la gara d’appalto per i lavori. Finalmente quel tratto di Salaria avrà i marciapiedi, senza bisogno di abbattere gli alberi che a un attento esame hanno mostrato una buona salute».

C’è chi l’ha etichettata “assessore portodascolano” per la sua provenienza. Ma non ci sembra sia così, parlando seriamente…

«Non scherziamo, queste distinzioni non hanno senso. E comunque, tornando ai lavori pubblici, stavo per parlare di via Montagna dei Fiori, zona Ponterotto. Una strada di collegamento molto importante alla quale finalmente abbiamo messo mano. Ci sono i progetti e ci sono i soldi, finalmente entro pochi mesi ci saranno i marciapiedi».

Comunque riqualificare Porto d’Ascoli, soprattutto il suo cosiddetto “centro”, non è mica un delitto, intendiamoci…

«Certo, ci sono zone che ne hanno un grande bisogno. Prendiamo l’Agraria: per sistemare via Val Tiberina abbiamo acceso un mutuo di 120 mila euro, l’unico finora del Comune. Elimineremo le barriere architettoniche, rifaremo l’asfalto fino a via Volterra, la Ciip rifarà una condotta delle acque bianche per evitare gli allagamenti. Altri 250 mila euro arriveranno su piazza Gronchi, nella zona delle case popolari. Sistemeremo le buche, faremo prevenzione degli allagamenti, faremo un’opera di bonifica. Entro primavera partiremo con la collaborazione dell’Erap. Spostandoci più a est, sono molto fiero dei 200mila euro stanziati per via Turati. La settimana prossima partono i lavori per farla risplendere come trenta anni fa. Metteremo alberi bassi, rifaremo l’illuminazione pubblica, i marciapiedi e gli asfalti delle vie limitrofe 4 Novembre, Toti e Corridoni. Sono gli impegni del bilancio partecipato, atti concreti».

D’accordo assessore, come non detto. Siamo finiti alla lista di opere pubbliche. E allora mettiamo sul tavolo tre grandi opere, veramente sentite dai cittadini. L’impianto anti allagamenti nel quartiere Marina Centro, la riqualificazione dell’Albula e il sottopasso di via Pasubio. Passano gli anni, ma a che punto siete?

«Per l’impianto di piazza Garibaldi e di Piazza San Giovani Battista c’è il progetto preliminare e ci sono i fondi, contiamo di iniziare i lavori entro l’estate. Comunque l’impianto di via Lombroso, pagato dall’Ato, ha compiuto il suo dovere, ora le zone vicine a viale De Gasperi si allagano molto meno».

L’Albula?

«Fra qualche settimana esporremo il progetto dell’Albula alla cittadinanza e alla commissione consiliare. Credo sia un progetto di importanza enorme, che ridarà nuova bellezza al centro cittadino e più comodità, grazie alla pista ciclopedonale da Ponterotto alla foce. Lì, a mare, non parlerei di porto canale quanto di pennello. Un piccolo molo che serve a portare al largo il terriccio e i detriti che vengono dal torrente. Migliorerà la balneabilità di quel tratto di spiaggia e terrà pulita la foce, da lì inizierà la riqualificazione del lungomare. Comunque grazie al sistema di casse di laminazione stiamo mettendo in sicurezza idraulica il torrente evitando i rischi, pur lontani, di esondazione».

Via Pasubio?

«Stando così le cose, e stiamo lavorando tanto, contiamo di partire con i lavori nei primi mesi del 2011».

Passiamo all’urbanistica. La mega variante collegata alla faccenda “Grande Opera”. Ma non è un mega francobollo al posto di un vero Piano Regolatore? Lei che era contrario ai Prusst, ora non dice nulla?

«Non abbiamo rinunciato a fare il piano regolatore. Semplicemente un piano regolatore generale oggi ha senso solo nel momento in cui ci sono normative urbanistiche certe, e nelle Marche manca ancora la nuova legge urbanistica regionale. Le vecchie leggi con le quali si facevano i Prg potevano essere anche fonti di discriminazioni. E qui vorrei fare un discorso relativo ai Prusst».

Già, lei fu l’assessore all’Urbanistica che li bocciò. Poi il Tar diede ragione ai costruttori, e il Comune tremò fino a dicembre. Quando il Consiglio di Stato ha ribaltato il verdetto precedente… Per la giustizia amministrativa la giunta Martinelli non commise irregolarità nel bocciare questi piani urbanistici di iniziativa privata…

«La motivazione della mia contrarietà ai Prusst era che quegli accordi fra Comune e privati non tenevano presente l’interezza del territorio. Erano progetti anche ambiziosi, ma limitati a francobolli di territorio, avulsi l’uno dall’altro. L’idea complessiva di città si perdeva. Ora il Consiglio di Stato dà ragione al Comune, e possiamo programmare con tranquillità».

Torniamo due domande indietro. Si parla di mega variante, perché ora invece le sta bene?

«Premetto che non sono contrario agli accordi fra pubblico e privato. E un accordo può anche essere fatto in una determinata zona purchè si sappia qual è la progettazione sull’intero territorio. Mi spiego. Abbiamo lo Schema Direttore, presto avremo la valutazione ambientale strategica. Noi le indicazioni generali le abbiamo e le daremo, la mega variante non sarebbe certo un francobollo isolato».

C’è chi contesta un fatto molto semplice. Fino a dicembre si parlava di accordo di programma solo per trovare l’area da dare alla Fondazione Carisap per la Grande Opera. Poi sono uscite fuori altre richieste ai privati, alcune opinabili. La nuova piscina comunale, il parco in zona Brancadoro, lo spostamento dell’elettrodotto ferroviario di via Bianchi…

«Guardi, il partito socialista parla della zona Brancadoro da anni. La nuova piscina comunale serve eccome, perché la vecchia ha 33 anni, ogni anno spendiamo centinaia di migliaia di euro per metterla a norma. Ripeto, sta scritto anche nel nostro programma di mandato che gli accordi fra pubblico e privato li accettiamo solo se vagliati dalla partecipazione dei cittadini e il legame con il progetto complessivo di città. Poi c’è l’opportunità che ci offre la Fondazione. Con il Ballarin è finita come è finita, la nuova legge regionale sull’urbanistica ancora non c’è. Che facciamo, rimaniamo fermi?».

Giuridicamente c’è chi contesta una presunta discriminazione. Chi possiede già una parte della zona Brancadoro si troverebbe in posizione di vantaggio rispetto a chi non la possiede. Come la vede?

«Io sono convinto che gli accordi vadano fatti con tutti i proprietari delle aree di un determinato comparto, anche con i piccoli proprietari. E qui si torna ad un’altra pecca dei Prusst. Lì i grandi proprietari facevano proposte relative alle loro aree, a discapito dei piccoli proprietari limitrofi, le cui aree perdevano valore. E allora io e i socialisti chiederemo ufficialmente che in questa mega variante vengano interessati anche i proprietari limitrofi dell’area in questione, facendoli rientrare dentro lo stesso comparto urbanistico con il meccanismo della perequazione. In modo da tutelarli».

In cauda venenum. Come risponde al suo collega di partito Giancarlo Vesperini, suo predecessore sulla poltrona di assessore? Al nostro giornale ha dichiarato che dietro la propria uscita di scena c’è la sua mano. E la accusa di troppa trasversalità per i suoi trascorsi con la giunta Martinelli.

«Non amo le polemiche e non sono abituato a farne, però credo che Vesperini è proprio fuori strada». (per una ricostruzione completa ed esclusiva, leggi qui)

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