ASCOLI PICENO – Autovelox e altre misure che sembrano rispondere più che ad un preciso piano di lotta alla velocità, alla necessità di rimpinguare le casse comunali e che, soprattutto, non terrebbero conto dei pareri dei cittadini, così come invece era previsto nel programma elettorale di Guido Castelli, incentrato sulla partecipazione democratica e sul piano di ascolto.

Politiche di bilancio che non andrebbero a vantaggio delle esigenze dei cittadini più svantaggiati, ma soltanto di assessori e consiglieri con spese inutili e di dirigenti con maxi stipendi.

Meritocrazia latitante con assunzioni e incarichi che sarebbero basati su risultati elettorali e appartenenze lobbistiche.

Queste, in sintesi, le critiche mosse dal cittadino Ugo Spicocchi che, pur dichiarando di votare centrodestra e di aver sostenuto la candidatura di Guido  Castelli a sindaco, è deluso da alcune operazioni portate avanti dalla nuova amministrazione in questi primi mesi di mandato. E allo stesso sindaco ora chiede alcune spiegazioni.

«Nella consapevolezza che quanto sto per dirle rispecchia anche le idee di altri concittadini – sostiene Spicocchi rivolgendosi al sindaco – ritengo opportuno che le scelte politiche assunte nell’interesse del Comune di Ascoli Piceno debbano orientarsi su orizzonti diversi, prima che la popolazione decida di affidarsi all’opposizione o prima che, peggio, perda definitivamente fiducia nelle istituzioni».

«Sugli autovelox – dice – tale scelta non è stata anticipata da un referendum consultivo o da un piano di ascolto, a dispetto di quanto lei stesso aveva confermato nel programma politico, e le chiedo se i soldi derivanti dagli introiti delle multe di questi nuovi autovelox vadano a coprire le spese per l’installazione dei dossi nella nostra città».

«Al fine di assicurare una vita dignitosa ai disoccupati o a quanti non riescono a provvedere neppure ai bisogni primari – continua il cittadino parlando di bilancio – sarebbe sufficiente tagliare spese inutili, come quelle sostenute per l’acquisto di telefoni cellulari o computer portatili, dati in dotazione ai consiglieri comunali, assessorati e uffici dirigenziali e ai maxi stipendi riservati ai titolari di questi ultimi».

«Le chiedo infine dei chiarimenti sul significato che lei attribuisce al concetto di “meritocrazia” – conclude Spicocchi – Durante la campagna elettorale, ma anche a chiusura della stessa, abbiamo sentito spesso parlare della necessità di affidare le cariche pubbliche sulla base del criterio della meritevolezza e non su quello dell’appartenenza lobbistica o di un risultato elettorale. Sulla base di queste premesse, mi risulta difficile capire quali siano i criteri di merito che abbiano ispirato la maggioranza nella scelta di assessori, presidenti di commissioni e capigruppo che, a voler tacere del fatto che sono sforniti del titolo di diploma superiore, hanno anche una cultura estranea alle basilari nozioni di diritto pubblico, necessarie per il “buon governo” della città».

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