COLONNELLA – Centomila euro di risarcimento per mobbing nei confronti di una dipendente. E’ quanto dovrà sborsare il Comune di Colonnella a seguito di due sentenze del Tribunale del Lavoro di Teramo che mettono la parola fine ad una causa decennale intentata da Angela Di Mizio nei confronti dell’Ente.

I fatti risalgono ad aprile 99, all’epoca dell’amministrazione di Augusto Di Stanislao, che in occasione delle elezioni aveva incaricato l’impiegata, responsabile dell’ufficio Anagrafe, di  occuparsi della preparazione dei documenti elettorali, al posto della Commissione apposita che era stata abolita dall’allora sindaco. L’impiegata si rifiutò essendo un soggetto incompetente a svolgere tale mansione, così come ribadito anche dalla Prefettura che si interessò del caso, parallelamente alla Procura della Repubblica.

Fu pertanto nominato d’urgenza un commissario ad acta per la revisione delle liste elettorali, e venne successivamente ripristinata la Commissione elettorale, ma da allora per la dipendente iniziarono una serie di vessazioni sul posto di lavoro che si sono protratte per anni.

«Dapprima mi staccarono il fax e il telefono dell’ufficio in uscita, così che per chiamare dovevo usare il mio cellulare – racconta la donna, difesa dal’avvocato Franco Di Teodoro – poi fui trasferita più volte in settori dove non avevo competenza e non potevo svolgere alcun lavoro, facendomi sentire del tutto inutile ed annientandomi a livello professionale». E, inoltre, era assegnata sempre a lavorare in stanze site alla fine di numerose scale, che la donna, in quanto disabile, faceva fatica a percorrere quotidianamente.

Due le cause intentate nei confronti del Comune, che hanno portato alle relative sentenze: una del 10 maggio 2007 (quella del lavoro) e l’ultima del 26 novembre 2009 (riferita al mobbing). Ma la vicenda sfocia anche in una denuncia penale per violenze e lesioni subite.

Il Tribunale del Lavoro di Teramo ha dato ragione all’impiegata, riconoscendole «un danno non patrimoniale conseguente a lesioni dell’integrità psicofisica della persona ed un danno morale soggettivo» per 50.969 euro; «un danno da dequalificazione professionale, per illegittimo uso dello ius variandi che si liquida in complessivi 37.799 euro» e «l’illegittima revoca dall’incarico della ricorrente e immediato reintegro della stessa». Alla cifra dovranno aggiungersi anche gli oltre 10mila euro che il Comune dovrà sostenere per le spese processuali.

Condannati a pagare in solido il sindaco pro-tempore (nella persona di Marco Iustini) e in parte l’ex segretario comunale Enrico Cicchese.

La Di Mizio è stata reintegrata nel suo ruolo nell’ufficio Anagrafe solo due anni fa, tra vicissitudini che iniziate all’epoca dell’amministrazione Di Stanislao sono proseguite inspiegabilmente anche con la successiva di Iustini, senza che si riuscisse a giungere ad un rapido epilogo.

Oltre che nelle aule di tribunale il caso dell’impiegata del Comune di Colonnella è stato oggetto di attenzione anche da parte di Harald Ege, studioso tedesco esperto di mobbing, docente in Psicologia del Lavoro all’Università di Bologna, che ha riportato la vicenda in uno dei suoi numerosi saggi.

«E’ un episodio di enorme gravità – hanno affermato i consiglieri di minoranza -. Oggi il Comune di Colonnella, per accanimento di alcuni amministratori e indifferenza di altri, si ritrova a dover sostenere una spesa di oltre 100 mila euro che pagheranno tutti i cittadini.

Rimaniamo delusi dagli atteggiamenti avuti dall’amministrazione comunale – aggiungono – che avrebbe potuto risolvere la controversia in tempi brevi e senza ledere ulteriormente i diritti e la dignità della dipendente comunale. Quest’ultimo episodio si va ad aggiungere a tutti gli altri che evidenziano sempre più l’inadeguatezza del sistema di governo locale, che risulta essere ormai stanco ed inefficiente, e soprattutto troppo lontano dalla cittadinanza».

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