SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Bisogna combattere ancora di più contro il punteruolo rosso». Secondo Legambiente, non si sta affrontando il problema dell’insetto “killer” delle palme con strumenti adeguati.

«Non ci riferiamo – prosegue l’associazione per voce di Lina Lazzari – solo alle risorse economiche che i comuni stentano a trovare, anche se ritieniamo che trovare risorse economiche per combattere il punteruolo è sicuramente una priorità rispetto ad altri interventi. Mettere in pericolo le circa 8 mila palme significa cambiare il volto della città e ad oggi non è stato divulgato il numero esatto di piante compromesse».

«Probabilmente dovevamo evitare di importare dall’Africa o dal Sud America alcune piante o diversificare il nostro patrimonio verde. Ora non resta che mettere in campo una vera task force e le amministrazioni devono mostrare grande disponibilità, quella che ancora non vediamo».

«Tutti gli interventi – secondo Legambiente – in modo particolare le sperimentazioni, dovrebbero passare attraverso il servizio fitosanitario regionale che potrebbe formare dei gruppi di lavoro sul territorio. Sensibilizzando e richiedendo la collaborazione di associazioni presenti localmente, anche degli stessi comitati di quartiere che, con personale appositamente formato, potrebbero svolgere un prezioso lavoro di monitoraggio».

Legambiente interviene anche a proposito dei trattamenti delle piante malate: «Ad oggi non esistono prodotti chimici autorizzati. Si può fare piuttosto un tentativo di risanamento con mezzi biologici. Per il resto bisogna incentivare la sperimentazione condotta con metodo scientifico che dovrebbe essere coordinata dal Servizio fitosanitario Regionale».

«La presenza di insetti – conclude Legambiente con un avvertimento – potrebbe portare ad uno sviluppo esponenziale dell’infestazione e nella prossima estate potremmo avere qualche centinaia di migliaia di insetti in giro per la riviera. Le amministrazioni comunali, se non sono in grado di offrire un monitoraggio con le risorse interne, potrebbero esternalizzare il servizio ma devono garantirne la serietà attraverso un regolamento che preveda precisi requisiti e controlli: non possiamo permetterci tempi lunghi o superficialità di interventi. Sarebbe opportuno, oltre alla sensibilizzazione dei cittadini, il coinvolgimento economico di associazioni di categoria e Confindustria, che già si sta occupando del problema».

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