SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si riapre il processo per gli 89 grammi di eroina sequestrati nell’ottobre 2007 alla fermata dell’autobus in via Piave nell’ambito di un’operazione antidroga dei Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere (Caserta).

Un blitz partito dalla Campania e concluso nel Piceno che ha visto due arresti, quello del tunisino B.H. (31 anni) e della slovacca V.M., accusati di spaccio di stupefacenti.

Il 22 ottobre 2009 la donna è stata processata con rito abbreviato e dichiarata colpevole per una pena di 3 anni di reclusione e 18mila euro di multa. Per il tunisino invece il 19 gennaio è iniziato il processo ordinario presso il palazzo di giustizia di San Benedetto. L’avvocato Umberto Gramenzi, legale dei due indiziati, ha ribadito a rivieraoggi.it: «La ragazza slovacca si presenterà come testimone nelle prossime battute processuali per confermare le sue responsabilità».

Quel giorno i Carabinieri di Grazzanise (Caserta) hanno una soffiata. L’informazione in loro possesso dice che nel pomeriggio una donna che trasportava droga sarebbe arrivata a San Benedetto a bordo di un autobus di linea e che l’avrebbe attesa un magrebino.

Giunti in via Piave, i Carabinieri notano un’utilitaria con all’interno un giovane magrebino. All’arrivo dell’autobus, la donna scende ed entra nella sua vettura. Prima che i due ripartano, vengono bloccati dagli uomini dell’Arma.
In un primo momento i due vengono identificati e condotti in caserma per accertamenti. La donna slovacca consegna spontaneamente un ovulo occultato nella sua borsetta che contiene 89,36 grammi di eroina verosimilmente destinati allo spaccio. Il tunisino ha documenti falsi.
Il 3 giugno del 2009 si è tenuta l’udienza preliminare per i due indiziati presso il tribunale di Ascoli Piceno. Vengono rinviati a giudizio entrambi e poi le loro strade processuali si sono divise nel momento in cui il magrebino ha chiesto il rito ordinario e la slovacca quello abbreviato. Per la donna è arrivata l’immediata condanna e per il presunto complice una lunga attesa.

Il 19 gennaio è stato ripresentato il caso al tribunale di San Benedetto del Tronto per discutere delle sorti e delle responsabilità del magrebino che scelse il rito ordinario. Per lui ora parla l’avvocato Umberto Gramenzi che annuncia come teste della difesa la donna slovacca già condannata: «Il processo ai danni di B.H. sembra essere indiziario in quanto la sostanza stupefacente è stata rinvenuta non addosso a lui ma in possesso della ragazza già giudicata colpevole del reato. Lei sarà un testimone chiave per confermare la nostra tesi nei prossimi dibattimenti».

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