ASCOLI PICENO – I tradizionali ponti dell’anno sono forse quelli che, in percentuale, garantiscono più visitatori ad Ascoli, quando cioè i giorni di vacanza sono pochi e molti turisti piuttosto che andare all’estero o affrontare viaggi che richiedono molto tempo, raggiungono mete italiane con interesse prevalentemente artistico e culturale come il capoluogo piceno.

Ma scorrendo il calendario, ci si accorge che il 2010 sarà avaro di giorni di vacanza legati alle principali festività. A lanciare l’allarme è il direttore di Confcommercio di Ascoli Giorgio Fiori. «Sebbene le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni di categoria, con in primis la Confcommercio–Federalberghi – sostiene Fiori – abbiano messo già in campo diverse iniziative per favorire nuovi flussi turistici verso il Piceno per quest’anno, le prospettive non sono ottimistiche per la crisi economica che continua ad interessare l’intero Paese ma perché quest’anno in più ci mancheranno anche “i ponti” che di solito stimolano tante presenze ad Ascoli ed in Riviera».

I ponti che (è proprio il caso di dire) “salterebbero”, sono principalmente quelli del primo semestre, e cioè quelli del 25 aprile e del primo maggio che cadono rispettivamente di domenica e di sabato.

«La preoccupazione è legittima – sottolinea Fiori – se si considera infatti che i cinque veri ponti turistici, 25 Aprile, 1° Maggio, 2 Giugno, 1° Novembre ed 8 Dicembre, muovono abitualmente milioni di italiani, che preferiscono mete nazionali, tra le quali (per lo meno da qualche anno) non mancano Ascoli ed il suo territorio». «Il primo semestre del 2010 – secondo Fiori – registrerà dunque un “buco” di spese turistiche degli italiani per viaggi compiuti essenzialmente del Bel Paese. Nel 2° semestre le prospettive dovrebbero essere migliori poiché, quanto meno, il 1° Novembre e l’8 Dicembre cadranno rispettivamente di lunedì e giovedì anche se poi su questi ponti invernali influiscono sempre le condizioni metereologiche. Tutto ciò rappresenta comunque un handicap per il quale occorre compiere una attenta riflessione e creare delle azioni di richiamo alternative».

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