dal settimanale Riviera Oggi numero 805

Una precisazione: Vesperini esprime delle critiche neanche tanto velate al suo successore nella giunta Gaspari Leo Sestri. Dell’attuale assessore ai Lavori Pubblici troverete una dettagliata intervista nel numero attualmente in edicola del settimanale Riviera Oggi, in cui ha l’occasione di rispondere alla critica di Vesperini. Un pezzo molto articolato e con rivelazioni di prima mano, che i lettori troveranno anche nelle pagine di rivieraoggi.it nei prossimi giorni 
ACQUAVIVA – Di lui si erano perse le tracce nel luglio 2008, quando abbandonò la giunta Gaspari fra mille misteri. Allora assessore ai Lavori Pubblici,  Giancarlo Vesperini evitò ogni polemica, tornando a ricoprire il suo incarico all’ospedale civile Madonna del Soccorso. Classe 1950, medico specialistico nel reparto di “Otorino e Udiologia”, si sfoga a tutto campo, non evitando amare stoccate.
In una recente dichiarazione denunciava la presenza di pannelli solari devastanti per il paesaggio acquavivano. Le andrebbe di approfondire meglio la vicenda?
«Mi riferivo a degli specchi solari che hanno causato la sparizione dei vigneti nel nostro territorio. Vigneti oltretutto finanziati dalla Regione, che hanno dovuto lasciar spazio a degli impianti più redditizi, ma devastanti per la nostra cultura agricola».
A tal proposito, ci sono state rassicurazioni da parte della Regione? Ha avuto modo di parlare con qualche referente e porgli la problematica?
«Certo di un loro interessamento ho parlato personalmente con l’assessore regionale Sandro Donati e col consigliere regionale Antonio D’Isidoro, che poi riferiranno il tutto all’assessore con competenza in merito, Petrini. Ho poi avuto modo di discutere con il referente locale di Legambiente Lina Lazzari e con il rappresentante regionale del Fondo per l’Ambiente. Spero che sia l’occasione per creare un movimento d’opinione non sulle energie alternative eco-sostenibili, ma sulla tipologia di impianti a terreno».
Da acquavivano, come giudica l’operato del sindaco Infriccioli?
«Noto delle buone iniziative, ma prive di continuità. Apprezzo l’impegno ad esempio di Teodorico Compagnoni in ambito culturale. E’ un assessore frizzante, brillante. Purtroppo però questa città non riesce ugualmente a sfruttare le enormi potenzialità in suo possesso».


Parlava prima di Donati che, nonostante ricopra ora un incarico regionale, continua a tenere una poltrona in consiglio comunale. Non crede che, viste le sue perduranti assenze, sia forse il caso di delegare qualcun altro?
«Effettivamente è un comportamento strano. Lascia trasparire la doppia anima del partito, intriso di rivalità interne. Non conosco la vicenda, ma vista da fuori sembra che la sua decisione in merito dipenda da contrasti con gli alleati».
Nell’estate 2008 si dimise da assessore ai Lavori Pubblici di San Benedetto. Gaspari negò di aver chiesto la sua testa. Le va, dopo tanto tempo, di chiarire cosa accadde?

«La sfiducia nei miei confronti fu legata ad un tentativo riuscito di “suicidio” politico. Fui sostituito da un altro socialista con più supponenza trasversale. I “soliti compagni” – quelli che distruggono la politica usando il partito – non si sono lasciati sfuggire un’occasione per rafforzare la credibilità di quel qualcuno (riferimento a Leo Sestri, ndr) che è passato a “cascata” da ex assessore socialista di centrodestra a consigliere ed assessore di maggioranza di sinistra. Personalmente, mi ritengo incapace di inciuci speculativi. Credo che l’impegno politico debba trovare soluzioni che riescano a dare risposte ai problemi dei cittadini, che lavorano, pagano le tasse e votano».
Ritiene comunque che Gaspari abbia rispettato gli impegni assunti il giorno della sua elezione?
«In politica i comportamenti si pagano più delle parole. L’atmosfera, al di là dell’ottimismo di circostanza, non è certo allegra. Si è discusso troppo di persone che alla fine si reggono l’uno con “l’altro” e che una volta giunte al potere sono difficili da sloggiare. Prendere tempo è la cosa che abbiamo fatto più spesso in questi anni. Ora di tempo non ce n’è più. Bisogna evitare un disastro e ripartire guardando al futuro. E la cosa più di sinistra che si possa dire».

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