dal settimanale Riviera Oggi numero 806

LA SCHEDA
Antimo Di Francesco
è vicesindaco ed assessore al Bilancio. Esponente del Partito Democratico. Ha quasi 38 anni, è sposato con Renata ed è padre del piccolo Lorenzo. Entra in consiglio comunale per la prima volta nel 2000 con l’allora Partito Popolare, quando subentrò a Sandro Donati diventato assessore regionale. Nel 2001 nuove elezioni e Di Francesco diventa capogruppo della Margherita. Con questa formazione politica poi confluita nel Pd alle amministrative del 2006 ottiene 406 preferenze, il più votato della lista.
Si è laureato in Scienze Politiche all’Università di Macerata. Svolge attività professionale di comunicazione e marketing prima con una impresa in proprio e ora da tre anni e mezzo come libero professionista.
Forse non tutti sanno che Antimo Di Francesco ha anche una onorata carriera di calciatore alle spalle. Figlio d’arte (il padre Ivo ha giocato negli anni ’60 con la Samb), cresce nel vivaio rossoblu e nel 1994 fa parte della squadra che vince il campionato di Eccellenza dopo la triste scomparsa dal professionismo. Difensore atletico e prestante, gioca fino al 2000 fra Eccellenza e Promozione con le maglie di Monturanese, Maceratese, Campiglione.
Sono i primi giorni di gennaio e in una città che ha ancora la testa alle vacanze incontriamo Antimo Di Francesco nell’ufficio del sindaco. Giovanni Gaspari è in ferie, e il suo giovane vice lo sostituisce. Non è un ruolo facile, ci dice, sono i giorni in cui la Protezione Civile manda continui avvisi di condizioni meteorologiche avverse. Non succederà nulla, ma il sindaco è il primo a doversi attivare in casi di allagamenti e calamità piccole e grandi. In sua assenza, l’onere spetta al vicesindaco.

Di Francesco, la delega al Bilancio è cruciale in ogni amministrazione comunale, tanto più lo è stata recentemente, visto che proprio all’approvazione del bilancio di previsione è stata vincolata la prosecuzione dell’esperienza amministrativa del sindaco Giovanni Gaspari. Come tenere in equilibrio le richieste finanziarie dei vari assessorati, dei cittadini per i servizi pubblici, dei dipendenti comunali, degli investimenti e della spesa corrente?
«Concordo, è una delega difficile da gestire. Occorre sempre trovare il giusto punto di equilibrio fra le esigenze dei vari settori dell’attività comunale e conciliare le esigenze degli assessori. La programmazione viene fatta in funzione delle risorse finanziarie che ci sono. Reputo veramente importante il fatto che in questi anni, nonostante la crisi economica globale e le sempre minori risorse dei Comuni, siamo riusciti a confermare i budget di spesa, garantendo soprattutto i servizi pubblici che abbiamo sempre offerto. Sia in quantità che in qualità. I conti del Comune di San Benedetto sono in ordine, va detto. E per onestà intellettuale ne va riconosciuto il merito anche all’assessore precedente (Luca Vignoli della giunta Martinelli, ndr), che ci ha lasciato in eredità i frutti di una gestione oculata».

Ma quanto pesa dare risposte negative, quando i fondi per determinate spese non ci sono proprio?
«Beh, possiamo paragonare le mie funzioni a quelle di un mediatore. Mi muovo su un equilibrio delicato, tenendo presente la parsimonia, i programmi amministrativi che abbiamo. Vero, ci criticano dicendo che non stiamo rispettando il programma di mandato. Ma non è così, si è fatto tanto, lo testimonia l’elevato numero di riunioni del consiglio comunale. Vuol dire che abbiamo prodotto atti, delibere».

Ci vuole uno sprint per raggiungere il maggior numero possibile di risultati concreti in questo ultimo anno e mezzo di mandato. Condivide questa affermazione?
«Sì, ma sono ottimista. Raccoglieremo i frutti di una ampia fase preparatoria. Parlo della riqualificazione dell’Albula, della messa in sicurezza dei sotterranei del Paese Alto, del riordino del comparto cantieristico per via dell’importante intesa raggiunta fra Comune, Regione e Capitaneria di Porto. Ci sono i due sottopassi di via Pasubio e di zona San Giovanni. Stiamo arrivando alla conclusione, ma l’ìter di un’opera pubblica è fisiologicamente lunghissimo, passano anni dall’ideazione, allo stanziamento dei fondi, alle varie fasi di progettazione, agli appalti. E poi penso agli strumenti urbanistici, come il Piano degli Hotel, il regolamento per l’occupazione del suolo pubblico, il Piano di Spiaggia, il Piano delle attività produttive, senza tralasciare il piano regolatore generale che è un punto programmatico da affrontare».

Bilancio partecipato, una scelta politica che l’ha vista in prima linea: spesso però l’opposizione l’ha criticata perché i fondi destinati sono diminuiti rispetto alle promesse del 2006 (due milioni all’anno).
«Dunque, una precisazione è d’obbligo. Vero è che inizialmente erano stati previsti per i lavori nei quartieri due milioni di euro all’anno fra 2006 e 2008. Poi ci siamo resi conto che era una programmazione non fattibile».
In che senso?
«Nel senso che con due milioni all’anno di stanziamento avremmo impegnato gli uffici comunali in una quantità di progetti tale da non essere sostenibile praticamente. Non sarebbe stato possibile dare seguito a tutto. E allora i sei milioni di euro per i quartieri ci sono sempre, ma sono stati spalmati in cinque anni invece che in tre. Ecco perché non ci sono i due milioni annui».
Un’altra critica riguarda il fatto che le assemblee di quartiere vedono meno partecipazione popolare rispetto ai primi cicli di incontri.
«E perché? Io invece ho visto un ottimo riscontro da parte dei cittadini, che hanno riconosciuto il nostro impegno, la nostra voglia di metterci a loro disposizione. Certo, qualcuno ci ha criticato ma del resto è inevitabile, normalissimo. Forse molti non sanno che finora abbiamo speso oltre quattro milioni di euro per la manutenzione delle scuole, degli asfalti, delle aree verdi, della pubblica illuminazione. Sono stati valorizzati gli impianti sportivi, pensate solo alle condizioni in cui versava la pista di pattinaggio “Panfili” prima del nostro intervento. Abbiamo investito sull’accessibilità, sull’aumento dei livelli dei sicurezza, recintando i parchi, installando nuovi giochi per i bambini, asfaltando strade ed eliminando molte buche. Guardate, quei quattro milioni li avremmo potuti investire per la prosecuzione dei lavori di rinnovamento del lungomare. Ma abbiamo preferito fare altro, investire in quello che le ho appena detto, perché abbiamo ascoltato le esigenze dei cittadini. Questo è il bilancio partecipato. E poi c’è un fattore che in molti non considerano, ma è rilevante».
E cioè?
«Cioè che noi molte richieste dei cittadini l’abbiamo già soddisfatte, per questo coloro che queste richieste se le sono viste accolte non partecipano ai nuovi cicli di assemblee. Se non ne hanno più il motivo, è anche logico che non vengano a sollecitare il Comune. E nonostante tutto ci attestiamo ad una media di 50 persone ad incontro, se considerate che una città cinque volte San Benedetto come Modena ne fa 100 ad incontro…».
Il suo punto di vista sulla crisi di maggioranza. Lei è tanto più indicato a parlarne visto che proviene dalla Margherita, quell’area del Pd che con i consiglieri Libero Cipolloni e Nazzareno Menzietti è più critica con Gaspari. Ha preso le distanze da loro? Come giudica il loro atteggiamento?
«In politica la dialettica è il pane quotidiano. Ritengo fisiologico che in una maggioranza di governo ci siano criticità. Però se si fa parte di una squadra bisogna remare tutti dalla stessa parte. Auspico che Cipolloni e Menzietti, che hanno sempre sostenuto l’amministrazione, possano ritornare sui loro passi. E poi, per la precisione, questi due consiglieri non hanno votato contro al bilancio di previsione, si sono astenuti dal voto. Per noi è un segnale, vuol dire che sono ancora parte integrante della maggioranza».
Però oggettivamente la vostra attuale condizione politica non è invidiabile. Per approvare il bilancio sono stati importanti i comportamenti di voto di Antonio Felicetti ed Edio Costantini, fino ad un momento prima formalmente all’opposizione. Vi sentite poco sicuri per i prossimi mesi di governo?
«La politica si basa su contenuti e progettualità. Da qui al termine del mandato sottoporremo un’agenda di programmi a tutte le forze politiche. Ciò che conta è l’idea, ben venga chi è deciso ad appoggiarla. Magari anche l’Udc, con il quale sarebbe interessante aprire un laboratorio politico anche a San Benedetto, qualora ci fosse l’accordo a livello regionale con il Pd».
Immagini che il vostro mandato amministrativo finisca domani. Quali risultati rivendicherebbe con più orgoglio?
«La capacità di questa amministrazione comunale di ascoltare nelle tante assemblee le esigenze dei cittadini e concretizzare gli obiettivi importanti sulle opere pubbliche che, vorrei sottolineare, contribuiscono non solo ad abbellire la città ma anche a mettere in moto l’economia, dare lavoro alle imprese locali. Rivendico con orgoglio i 30 milioni di opere pubbliche fatte finora, le riqualificazioni di piazza Matteotti e via Laberinto, la ristrutturazione di Palazzo Piacentini con la nuova Pinacoteca del Mare e l’Archivio Storico, il restauro del teatro Concordia, la riqualificazione di viale De Gasperi lato est, i 250 mila euro spesso dimenticati per la messa a norma dell’istituto musicale Vivaldi, la ristrutturazione del mercato ittico al dettaglio, i lavori al circolo Mare Bunazze, quelli in piazza Sacra Famiglia, in via Tronto, alla pista di pattinaggio».
E cosa rimpiangerebbe di non aver potuto fare?
«Non essere riusciti a progettare il tratto di lungomare nuovo che ancora manca. Veder partire i lavori è il nostro obiettivo da qui al 2011».
Nel prossimo bilancio avete tagliato i fondi per le consulenze professionali esterne. Come mai questo ripensamento, dopo anni vissuti in una tendenza del tutto diversa?
«Non avremo esigenze tali da giustificare l’attribuzione di incarichi a personale esterno al Comune».
Politica e attività professionale: come concilia le due attività?
«La maggior parte del mio tempo viene assorbito dalla politica. Sono tutti i giorni nel mio ufficio in Comune, incontro i cittadini, seguo il lavoro degli uffici, da vicesindaco ho anche numerosi impegni di rappresentanza. Devo dire che la mia attività lavorativa è stata anche penalizzata in questi anni, ma non me ne pento».
La politica, i giovani, il disincanto. Quale atteggiamento consiglia ai ventenni e ai trentenni che provano interesse per la politica, ma vengono tenuti in disparte o si tengono loro stessi in disparte?
«I giovani sono una risorsa della politica. Vorrei lanciare loro un messaggio. La politica è dedizione, passione, sacrificio. Per farla bene, seriamente, occorre fare tante rinunce. Fare politica vuol dire mettersi al servizio degli altri».

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