MARTINSICURO – Un’intera città si è stretta attorno al proprio sindaco in uno dei momenti più difficili che il destino possa riservare: la perdita di un figlio. Una folla composta e commossa ha voluto essere presente per l’ultimo saluto a Giuseppe Di Salvatore, la cui giovane vita si è fermata improvvisamente a 22 anni per un arresto cardiaco, manifestando la propria vicinanza al papà Abramo, alla mamma Carla e alla sorella Maria Elena, piegati dal dolore per la tragedia improvvisa che li ha investiti.

La bara del giovane ha lasciato la casa in via Filzi a Villa Rosa accompagnata da una processione fino alla chiesa di San Gabriele, distante qualche centinaio di metri. Seppure di notevoli dimensioni, l’edificio non è riuscito a contenere tutti, e così anche il piazzale antistante si è riempito di gente che ha assistito alla messa restando all’aperto. Un fiume di persone a rappresentare i tanti aspetti della vita: politici, volontari di numerose associazioni, sportivi, immigrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, religiosi. Hanno partecipato infatti, oltre a tutti i componenti delle compagini politiche e civiche di Martinsicuro, anche i sindaci della Val Vibrata, il sindaco di Giulianova Mastromauro, di Teramo Maurizio Brucchi, di San Benedetto Giovanni Gaspari, il presidente della Provincia Catarra, gli assessori provinciali Elicio Romandini e Renato Rasicci, il senatore Rocco Salini, i consiglieri regionali Giuseppe Di Luca ed Emiliano Di Matteo, quest’ultimo cugino di Giuseppe. Non sono mancate poi le associazioni, tra cui l’Asd Martinsicuro e il Villa Rosa Calcio, la Croce Verde di Villa Rosa, molti rappresentanti della comunità islamica, la Polizia Municipale, mentre per i Carabinieri sono intervenuti il maresciallo Antonio Romano e il capitano Pomepo Quagliozzi. La messa è stata officiata dal vescovo Gervaso Gestori, assistito dal parroco di Villa Rosa don Federico Pompei, da quello di Martinsicuro don Patrizio Spina, e dall’ex parroco di Villa Rosa don Ulderico Ceroni.

«Giuseppe era un ragazzo che più che con le parole si esprimeva con gli occhi – ha detto il vescovo nell’omelia – e i suoi erano profondi e sereni. Non è felice chi è fortunato ma è fortunato chi è felice. E Giuseppe era molto fortunato.  La sua condizione di disabile non era un ostacolo alla gioia e alla serenità, che trasmetteva anche a coloro che lo circondavano, rendendoli migliori».

Il giovane, seppure costretto dalla nascita su una sedia a rotelle a causa di una malformazione, era un ragazzo pieno di vita, studiava all’università, amava la musica e le serate con gli amici. Sempre allegro, era adorato dalla sua famiglia ed aveva un legame speciale con il papà, con il quale era inseparabile.

«Ha avuto la capacità – ha aggiunto poi don Federico – di unire e riunire un’intera comunità, al di là di tutte le divisioni politiche, religiose, ideologiche. Oggi sono tutti qui a manifestare la propria vicinanza alla famiglia».

Al termine dell’omelia la bara è stata salutata all’uscita da un lungo applauso e da una pioggia di coriandoli bianchi sparati in aria dai volontari della Croce Verde.  Il corteo funebre ha poi accompagnato il giovane nell’ultimo viaggio verso il cimitero di Villa Rosa.

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