SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un “mea culpa” in piena regola, una bocciatura fuori dal politichese. È quella compiuta pubblicamente da Franco Paoletti, nome storico della politica locale, in relazione a Sandro Donati, alla sua opera di assessore regionale e finanche alla creazione del desaparecido “assessorato regionale per il Piceno”.
«Si è trattato di un doppio errore. In primo luogo Gian Mario Spacca sbagliò a dare l’assessorato a Donati dopo l’elezione di Luciano Agostini alla Camera dei Deputati. Poi, e forse questo fu ancora più grave, si sbagliò a creare quell’assessorato al Piceno come una vera e propria scatola vuota».

Cioè come un assessorato senza portafogli, una delega di governo senza capacità di spesa.
Oggi Donati è dato come probabile nuovo acquisto dell’Udc. E magari anche come candidato alle regionali, il che qualche voto al Pd lo toglierebbe. Seppur sotto lo stesso tetto di coalizione.
Ciò che Paoletti lascia intendere, inoltre, è anche un giudizio non lusinghiero proprio sul Donati politico. L’esperto politico “portodascolano” si può permettere di etichettare l’assessore di origini acquavivane come “una sua creatura” fin dai tempi dei Popolari. E il “mea culpa” Paoletti non se lo risparmia, lo afferma a chiare lettere nella sede del Pd durante l’apertura della campagna elettorale di Perazzoli.
Paoletti, ex democristiano, già assessore regionale che annovera fra i suoi risultati il finanziamento alla costruzione del Palacongressi, oggi infatti appoggia la candidatura al consiglio regionale di Paolo Perazzoli. Un avvicinamento eloquente fra ex Dc ed ex Pci, un “compromesso storico” in ritardo di trent’anni e su scala locale. Un ritorno in auge della vocazione principale del Partito Democratico al momento della nascita, l’unione della cultura cattolica e di quella riformista di sinistra, ex comunista.
Ma la notizia non è questa. La notizia è che forse oggi la storia di Donati nel Pd e del Pd con Donati è finita davvero. Forse lo era già da qualche settimana, ma da oggi lo è di più.
Fra le righe, poi, l’umile cronista può anche lanciarsi in un ragionamento che non suona azzardato. Perazzoli e Colonnella parlano di “Piceno trascurato e da rilanciare”. Paoletti critica Donati e il suo assessorato al Piceno. Quello che non si dice è che prima di Donati quella fumosa delega è stata affidata per qualche mese a Luciano Agostini. Che, prima ancora, è stato in Regione per due legislature. Rivestendo fra l’altro anche il ruolo di assessore al Turismo e vicepresidente della giunta.

Agostini è piceno che più piceno non si può. La deduzione: se il Piceno è stato dimenticato, e lo dicono quelli del Pd, forse allora un po’ di “merito” ce l’ha anche Agostini?

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