Elezioni Regionali. Passi il là per il “sistema candidature” che mantengono, per ora, i difetti di sempre; al problema dedicheremo tempo più avanti. La campagna per le prossime elezioni regionali è partita alla grande con in primo piano oggi due politici esperti come Paolo Perazzoli e Pietro Colonnella. Per entrambi una carriera fino ad oggi che forse non si aspettavano quando nella sede di via XX Settembre, facevano la gavetta tra volantini e manifesti da veicolare: mi è rimasta in testa, come una fotografia, averli visti in quella situazione un giorno di oltre venti anni fa. Nulla di anormale, di anomalo o di disonorevole, il ministro Castelli ha dichiarato due giovedì fa ad “Anno zero” che, per gli attuali deputati e senatori della Lega, quella è una trafila obbligata. Anzi direi che Colonnella e Perazzoli condussero i loro incarichi senza infamia e senza lode, tanto è che furono confermati senza soffrire.

Oggi però molte cose sono cambiate, tutto è diventato più difficile anche e particolarmente perché Internet sta cambiando (e lo farà sempre di più) la politica, a partire dalla fortissima volontà di trasparenza che in molti iniziano a chiedere, sin dalle candidature. Ad essere sincero, al posto di Colonnella e Perazzoli non mi sarei rimesso sul crogiuolo di una consultazione elettorale: principalmente perché i conti sulla carta diventano sempre più difficoltosi. Ed è giusto così. Senza contare che, specialmente a sinistra e a centro sinistra, la coesione del loro Partito e quindi voti certi, è oramai un optional. Non mi sembra che tiri per loro una buona aria. Mi sarei “accontentato” di ruoli onorari alla maniera di D’Alema, che è sicuramente più furbo. Ne avrebbero anche diritto secondo me.

Al di là di alcune mie considerazioni il motivo di questo mio DisAppunto è un altro. Da questo momento in poi, infatti, noi di Riviera Oggi non faremo più da “cassa di risonanza” ai vari proclami dei candidati (“Si può fare la bretella”, “Patti piceni”, “Sviluppo sostenibile”, “Si deve far arrivare la terza corsia oltre Pedaso”, “Dare maggior vigore all’azienda ospedaliera Marche, metropolitana di superficie, bretella, terzo braccio del porto, arretramento dell’autostrada A14, asse di scorrimento transcollinare “Mezzina” ecc.) ai quali non facciano seguito garanzie temporali e di intenti.

I proclami elettorali (meglio pochi e realizzabili che tanti e fantasiosi) dovranno essere accompagnati dai tempi che si ritengono necessari per portarli a termine e dalle immediati dimissioni nel caso che, alle buone intenzioni elettorali, abbia fatto seguito il nulla. Spieghino cioè, in modo trasparente e concreto, perché vogliono il voto. E, se eletti, abbandonino l’incarico appena il fallimento di quanto promesso, in relazione al tempo richiesto, è alla luce dei fatti. Senza aspettare la fine del mandato, quando i politici che hanno fallito (almeno fino ad oggi), iniziano solitamente un’operazione di oscuramento per confondere le idee nella speranza che quanto detto in tempo elettorale ci ritorni in mente in modo distorto. Servono promesse-garanzie senza se e senza ma. Internet e i vari archivi saranno utili all’uopo.
Chiediamo troppo ai vari candidati nelle prossime consultazioni elettorali? Non mi pare anzi mi meraviglia che fino ad oggi si sia avallato un comportamento molto fumoso in fase di richiesta del voto, che ha avuto solo (o quasi) insuccessi operativi per i quali è sempre la comunità a pagare il conto. Candidarsi deve veramente diventare un impegno e non un semplice desiderio senza fondamenta.

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