SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una coppia di rappresentanti storici, una debuttante con grande voglia di fare e la sua quota rosa. Pietro Colonnella, Paolo Perazzoli e Stefania Spacca sono i tre candidati del Partito Democratico per le elezioni regionali di marzo nei collegi della costa.

I primi due non hanno bisogno di presentazioni. Stefania Spacca è una musicista professionista, insegnante all’istituto “Vivaldi”, esponente del Movimento per il Partito Democratico che in città fu una forza civica schierata a sostegno della fusione fra Ds e Margherita ben prima che avvenisse. Importante nella dinamica del consenso “piddino” perchè è una candidatura femminile, perchè viene dal mondo delle associazioni, perchè viene dal mondo della cultura. Forse non prenderà tantissimi voti, ma dà un tocco di immagine giusta al partito del sindaco qui in città.
Insomma, due politicamente rivali storici, una neofita delle urne che non vuole essere agnello sacrificale. «Gli agnelli si mangiano a Pasqua, e Pasqua è lontana», ironizza la Spacca, che si dice orgogliosa e onorata della candidatura, piena di voglia di imparare i temi della vita amministrativa regionale che ancora ammette di non conoscere (soprattutto nel campo delle infrastrutture), disposta all’ascolto di associazioni sociali e culturali fin da subito. Entusiasta e positiva.
Perazzoli e Colonnella, infine. L’ex sindaco, l’ex presidente della Provincia. Macchine da voto secondo il Pd che nelle Marche sente di avere la vittoria in pugno, con il Popolo della Libertà che ancora non ha un candidato governatore (il borsino attuale dà in pole position l’industriale di Monterubbiano Federico Vitali), con l’Udc che sta per “firmare” la discesa in campo assieme a democrat e, udite udite, sinistra radicale (così parrebbe).

Perazzoli, Colonnella: rischio cannibalismo autofago di voti? Si sottrarranno voti a vicenda? Il coordinatore comunale del Pd Felice Gregori è ottimista: «Se avessimo pensato a questa evenienza, il partito avrebbe candidato uno solo di loro due. Invece sono entrambi in lista, due fuoriclasse che possono solo dare successo all’intera squadra». Il dirigente comunale Vinicio Liberati aggiunge: «Guardate che le candidature del Pd mica piovono dal cielo, sono il risultato delle votazioni nelle nostre assemblee interne, sono state scelte dalla base».

La titubanza e poi il rifiuto di Silvia Ballestra, il rifiuto anche a mezzo stampa di Margherita Sorge e Giulietta Capriotti. Non si può dire che la presenza in lista dei due sambenedettesi (per non parlare degli ascolani Canzian, Gionni e Senesi nell’entroterra) non abbia scoraggiato il sesto nome. La Spacca non si sente agnello sacrificale, e va bene. Gregori spera anche in un exploit che porti ad Ancona entrambi i “mostri sacri” sambenedettesi. In quel caso il contenzioso potrebbe essere per una poltrona di assessore regionale, dicono i maliziosi. «Pensiamo solo a vincere, poi si vedrà», replica Gregori non senza scaramanzia.

Sandro Donati nell’Udc? A Gregori ancora non risulta. Massimo Rossi come eventuale bandiera di una sinistra radicale che tenterebbe suo malgrado la propria “vocazione maggioritaria”? Qualsiasi candidato toglie voti a qualsiasi altro candidato.
Insomma, in casa Pd a San Benedetto (ma anche nelle Marche, stando agli ultimi sondaggi di gradimento di Gian Mario Spacca c’è il sorriso. C’è soddisfazione per aver chiuso ben prima di Natale la partita interna delle candidature al consiglio regionale. «E in maniera trasparente – aggiunge Gregori – con tanto di titubanze esternate sulla stampa. Non c’è nulla di segreto, siamo nella piena genuinità». C’è fiducia, insomma. Questo lo slogan che convince particolarmente il Cd: “Meglio una squadra con tanti campioni che una squadra con giocatori mediocri»

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