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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E se si votasse fra un mese? Il Pd e i suoi satelliti aprirebbero alle Primarie, il che sarebbe strano in questo strano paese dove le primarie (a sinistra, a destra sono purtroppo ancora un tabù) si svolgono quando non dovrebbero svolgersi, e invece vengono accantonate nel momento della necessità. Ne sa qualcosa lo stesso Gaspari, che nel 2006 si oppose al richiamo delle Primarie, forte di una candidatura che, quanto meno, gli era dovuta dopo lustri di militanza e anche per una onesta e battagliera opposizione alla precedente giunta Martinelli. Gaspari che però di recente ha dichiarato che accetterebbe di sottoporsi alle Primarie per il 2011: contraddittorio, perché come l’America insegna (e l’Italia non impara: ne sono esempi Massimo Rossi alle Provinciali 2009, Bruno Menzietti alle comunali di Monteprandone 2009, per finire a Nichi Vendola, attuale presidente della Puglia) i politici in carica non devono sottoporsi nuovamente a questo “filtraggio” democratico. Si candidano, oppure no.
Poniamo, per ora, una parentesi sul centrosinistra, e guardiamo all’altro versante. In questo momento la minoranza appare coesa, brava a rimarcare le mancanze e gli errori di chi è al governo cittadino: probabilmente una amministrazione di centrodestra non ricadrebbe negli errori fratricidi del 2001. Non sembra però ancora avere il passo lungo di chi può garantire che la città riesca ad uscire dall’impasse. Opportunamente il Pdl sottolinea, con facilità, i passi falsi di Gaspari e soci, ma raramente dà indicazioni su come risolvere gli inghippi. Ricordiamo ad esempio un suggerimento dato dal consigliere (allora di Forza Italia) Bruno Gabrielli sulla questione Ballarin, e poco altro. Insomma: se è presto per presentare programmi (ma i cittadini sono oramai stanchi di libri di sogni poi mai attuati), sarebbe il caso che anche chi è all’opposizione iniziasse a dare indicazioni chiare sui temi su cui la giunta Gaspari è titubante; “grande opera” della Fondazione Carisap, Piano Regolatore, Piano di Spiaggia, porto e area portuale, lungomare nord, riqualificazione Albula, associazione di Comuni. Resterà da chiarire la “leadership”: quella di Gaspari, in seno al Consiglio Comunale, era evidente. La contesa tra il designato naturale Pasqualino Piunti e, magari, lo scalpitante Gabrielli (o chi altri?) potrebbe, se mal gestita, creare qualche fastidio.
In mezzo, restano schegge di rappresentanza che però, numeri alla mano, al momento non sono in grado di formare possibili alternative di governo: Rifondazione con Daniele Primavera a sinistra, l’Udc dei consiglieri Nico e Lorenzetti al centro, forse qualche ex “aennino” a destra. E al centro della discussione attuale, l’ipotesi di una “mega variante” al Piano Regolatore, che definirebbe il nuovo volto di San Benedetto per i decenni a venire. Con indubbi benefici (nuovo lungomare, area per l’opera architettonica della Fondazione Carisap, smantellamento della sottostazione elettrica di via Piemonte e dei tralicci in via Bianchi, nuova piscina), ma anche con un grande rischio: l’esaurimento definitivo del territorio ancora non costruito a San Benedetto, la sua sovrappopolazione (si parla di altri 500 appartamenti da costruire da parte di quei privati che si caricheranno della realizzazione di tutte le opere descritte), la congestione automobilistica, l’aumento delle superfici impermeabili con i conseguenti rischi di allagamento, la riduzione degli spazi relativi a servizi, l’artificiosità definitiva dell’ambiente urbano.
Costi e benefici che non possono non essere calcolati e che, negli ultimi giorni, stanno aprendo una notevole discussione in città, tra i molti detrattori e i difensori (si sono alzate le voci del consigliere comunale del Pd Claudio Benigni, del coordinatore comunale del Pd Felice Gregori).
Quello che vogliamo sottolineare con questo articolo, è però un altro aspetto, forse più profondo. Può una qualsiasi maggioranza intervenire così profondamente nel tessuto urbano, in forza di un voto popolare avvenuto soltanto tre o quattro anni prima?

Sospendiamo il giudizio sulla forza di questa maggioranza: se anche fosse la stessa uscita dalle urne, sarebbe lecito un intervento di questo genere? Sì, se la “mega variante” fosse stata presentata quale fulcro dell’azione gaspariana durante l’ultima campagna elettorale. No, dal momento che ben altre furono le priorità evidenziate dall’attuale sindaco per ottenere l’investitura a primo cittadino.

Per restare all’Urbanistica, si faccia riferimento al Piano Regolatore, la cui redazione è stata assegnata a Luigina Zazio dopo che il lavoro di Bellagamba (forse effettivamente non all’altezza?) è stato stralciato, con buona pace dei quasi 300 mila euro di onorari. Senza dimenticare che questa giunta ribadì in diverse circostanze di voler procedere ad un percorso di partecipazione e condivisione delle scelte, purtroppo confinate a qualche marciapiede e strada rimesse in sesto.
Il consiglio che diamo a Gaspari e alla sua coalizione è di riproporre l’oggetto (o gli oggetti…) della mega variante per la prossima campagna elettorale (mancano cinque mesi alla pausa estiva, da settembre in poi ci sarà tempo per farsi capire – o meno – dalla cittadinanza) e di affidarsi ora a quelle “urgenze” sottolineate da Claudio Benigni: «Tante le cose pronte: regolamento del suolo pubblico, Piano D2, Piano degli Hotel, Progetto Casa…», cercando comunque di formare una industria edile non più soltanto “del Mattone”, ma anche delle costruzioni bioedilizie e innovative per la resa energetica. A tutti gli altri attori politici e sociali, invece, chiediamo di avere proposte alternative.

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