SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Giovanni Gaspari risponde alle critiche ribadendo stizzito il suo consenso guadagnato tra i cittadini nelle elezioni del 2006. E badando più all’identità di chi gli muove le critiche che al contenuto delle critiche stesse.
L’ideologia del voto, soprattutto, una certa inclinazione al “predominio della maggioranza”: connotati che se non fosse uno storico esponente della sinistra cittadina, potrebbero far dire che anche il nostro sindaco è contagiato da un certo berlusconismo d’attacco.
Il popolo è con me, viva il popolo e viva me. Chi mi critica non ha preso voti quanto me, quindi la sua critica vale solo a titolo personale. Le mie risposte valgono per il 54% dei cittadini. Questo il messaggio che traspare. Alla gente potrà pure piacere, ma un osservatore neutrale potrebbe sollevare alcune obiezioni.
Ad esempio: caro sindaco, non si rischia in questa maniera di tralasciare il contenuto costruttivo di una critica? Certo, sappiamo già che lei obietterà che c’è ben poco di costruttivo in talune critiche. E’ una sua opinione che in alcuni casi non giudichiamo condivisibile.
Preferiamo piuttosto vederla in altro modo: d’accordo, la strumentalizzazione politica è sempre dietro l’angolo. Ma anche dietro la critica di un dissidente scontento, di un nemico storico di qualche corrente opposta alla propria, addirittura nelle invettive di un leader dell’opposizione, può sempre celarsi qualcosa che può far riflettere e aiutare nell’evitare gli errori di governo. Qualcosa da osservare e tenere in considerazione, se proprio non si vuole approvare fino in fondo. Spesso un occhio esterno vede angolature fuori dal nostro campo visivo.
Perché etichettare le critiche come trascurabili e interessate alluvioni dialettiche, badando più al mittente che al messaggio? Perché vedere sempre l’ombra di invidie e di risentimenti personali dietro un ragionamento contro corrente, contro la sua corrente, sindaco?
Puntare sul consenso guadagnato quattro anni fa può esser fuorviante rispetto ai tempi presenti; ribadire lo scarso consenso elettorale degli oppositori può suonare arrogante; ergersi a paladini di una “politica del fare” può essere controproducente quanto per diretta ammissione dei propri sostenitori e collaboratori bisogna ingranare la marcia e “portare a casa” più risultati possibile in questo ultimo anno e mezzo di mandato.
Siamo sicuri, caro sindaco, che i nostri consigli sono disinteressati e in buona fede. Se intende avere anche con noi l’atteggiamento che ha con i suoi critici, faccia pure. Sicuramente però non ci potrà accusare di invidie politiche. E neanche di scarso consenso popolare, perché siamo giornalisti e osservatori, non politici dinanzi alle urne.
E di attenzione, se non di consenso popolare, ne abbiamo da vendere, dall’altro delle nostre migliaia di contatti online quotidiani.
Perciò con noi può andar tranquillo. Non badi al “chi” la critica e al “perché lo fa”, ma si concentri sul “cosa” diciamo.

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