SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Se è vero che per la Regione Marche uno dei punti fondamentali di investimento a San Benedetto sono i servizi ospedalieri di emergenza, allora è bene intervenire immediatamente sul personale». A parlare è il segretario Provinciale dell’Ugl, Unione Generale del Lavoro, Benito Rossi, che descrive la situazione di scarsità di personale all’Ospedale di San Benedetto.

«Infatti la mole dei pazienti – afferma Rossi – che si rivolgono al Pronto Soccorso di San Benedetto, che ricopre un’area che va da Pedaso fino in Abruzzo e ai confini con Ascoli Piceno, è notevolmente elevata ma la situazione del personale rimane invariata, persino nel periodo estivo».

Sottolinea Rossi: «In radiologia ad esempio occorre maggiore personale Medico e tecnico radiologo altrimenti è normale che le risposte di refertazione arrivino con lentezza. Soprattutto nel turno notturno è ormai necessaria la guardia medica attiva».

«In ortopedia – prosegue indicando le situazioni di maggior necessità – occorrono più medici in maniera da dedicare un ambulatorio diurno che sia attivo dalle 8 alle 20, solo per il pronto soccorso 7 giorni su 7. Serve anche l’apertura della radiologia per i piccoli traumi presso il Pronto Soccorso. Questione già affrontata, annunciata ma ancora non funzionale, dicono infatti che c’è da attendere la completa ristrutturazione».

Secondo Rossi inoltre serve una «maggiore disponibilità dei posti letto presso i reparti per liberare i pazienti dalle barelle del pronto soccorso, ma sull’argomento è necessario aprire un confronto con gli altri reparti, con l’assistenza domiciliare e con le cliniche private convenzionate prevedere l’apertura di un terzo ambulatorio presso il pronto soccorso per smaltire i codici verdi».

«Quello di cui si necessita – dice ancora il segretario – è inoltre l’assunzione di almeno 6 infermieri per incentivare l’emergenza territoriale considerato che a tutt’oggi, oltre all’infermiere del 118 un altro infermiere lascia la sala del pronto soccorso per intervenire sul territorio e, all’occorrenza, anche in mare».

Fa notare Rossi: «Molto si sta facendo sul campo della formazione ma la questione del personale è la nota dolente che la Regione Marche non vuole coprire in termini di spesa, basti pensare che una unità infermieristica in malattia al Pronto Soccorso dal mese di luglio non è mai stata sostituita ed una buona percentuale di infermieri possiede oltre 3 mesi di ferie pregresse».

«Sicuramente – conclude – c’è da migliorare la gestione dell’emergenza territoriale lasciata troppo spesso in balia di un territorio troppo vasto rispetto alla forza lavoro ma con scarso personale infermieristico e medico non si può pretendere poi di applicare i rigidi protocolli in termini di legge. Pensare che un infermiere debba lasciare il pronto soccorso tra l’altro è l’unico caso in Italia, per coprire l’emergenza territoriale non può che aumentare svariati rischi».

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