SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il consigliere dell’Idv di San Benedetto del Tronto, Palma Del Zompo lancia un’idea per cercare di fronteggiare l’attuale situazione economica e lavorativa del Piceno: «Perché non proviamo ad affrontare la crisi economica globale che stiamo attraversando nel nostro territorio puntando alle politiche lavorative che vadano a favore delle donne? Perché non pensare alla nostra nuova Provincia come un laboratorio dove questi temi diventino una scommessa da giocare e vincere per far ripartire il nostro territorio sia da un punto di vista economico che culturale? Perché non porci come obiettivo una sorta di “bollino rosa” per promuovere le aziende che si impegnano in questa direzione? Potrebbe diventare un elemento caratterizzante del Piceno, magari un apripista di nuove esperienze lavorative che potrebbero condurre al miglioramento della nostra qualità di vita e alla creazione di nuovi lavori e nuove opportunità».

«È notizia di oggi – dice la Del Zompo – che nel 2010 l’occupazione femminile negli Stati Uniti raggiungerà quella maschile, con la previsione di un sorpasso in breve tempo. Nel nostro paese invece la situazione è diversa. Il livello di occupazione femminile in Italia è del 46%, con punte minime del 31% nelle regioni meridionali, ben lontano dal quel 60% dell’obiettivo di Lisbona previsto per il 2010. La media europea è del 57%. Solo Malta tra i 27 paesi membri è messa peggio».

Afferma il consigliere: «I paesi come la Spagna che hanno investito sull’occupazione femminile, ottenendo aumenti di tassi percentuali che sfiorano il 10% hanno avuto incrementi importanti del Pil. Non vanno certo in questa direzione le decisioni prese dall’attuale governo di destra, basti pensare alla cancellazione della legge 188/2007 per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco o alla penalizzazione “di fatto” del lavoro femminile con la detassazione degli straordinari, ben sapendo come sia già difficile per le donne fare l’orario ordinario».

«Quello che serve è la conciliazione tra i tempi di vita e i tempi del lavoro. Per questo un anno fa mi sono fatta promotrice di un Protocollo d’Intesa firmato dall’Amministrazione Comunale, dalle Associazioni di Categoria, dai Sindacati per l’applicazione della legge 53/2000, in particolare dell’art.9 che favorisce proprio progetti sulla conciliazione, anche se a tutt’oggi il Ministero della Famiglia competente per la sua attuazione, ne ha bloccato i fondi».

Tra gli interventi utili per agevolare l’incontro tra donne e mondo del lavoro la Del Zompo suggerisce: «incentivazioni fiscali per le aziende che assumono donne, agevolazioni di accesso al credito, tutoraggio di giovani imprenditrici da parte di altre imprenditrici esperte, detraibilità fiscale delle spese di cura per tutte le donne lavoratrici, l’estensione dei congedi parentali laddove ne usufruiscano i padri, prevedendo una obbligatorietà del congedo maschile, la creazione di nuove figure di assistenza che accompagnino le nuove mamme nei primi mesi di vita del bambino aiutandole ad affrontarne le ansie e contribuendo magari a diminuire l’incidenza delle “depressioni del post-partum».

I NUMERI CHE FANNO RIFLETTERE. L’intervento in questo senso sembra particolarmente necessario poichè in Italia quasi il 20% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio e il tasso di occupazione delle madri con figli di età inferiore a 6 anni è del 25% inferiore a quella delle single.
Una parte delle donne italiane vorrebbe lavorare di più di quanto non faccia: il part time copre il 27% del livello complessivo dell’occupazione femminile, di queste almeno il 10%, (una su tre), ha un part-time involontario (buona parte del lavoro femminile ha caratteristiche di precarietà, di basso livello retributivo, di saltuarietà), altre hanno un part-time di conciliazione (le donne con figli sotto a 15 anni in famiglie in cui lavorano entrambi i genitori, è part-time al 49%).

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