Reno Pompei*

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’aggressione al Presidente del Consiglio speriamo cambi il clima politico fra gli schieramenti, perché l’aggressione politica ha assunto toni talmente elevati che non può essere accettata in un paese che si definisce democratico. Il Presidente della Repubblica in più occasioni ha puntualizzato questa escalation di violenze verbali ed esasperazione politica ma è stato puntualmente inascoltato.

Speriamo che questo invito ad assumersi ciascuno la propria responsabilità, dopo i fatti di Milano, non sia solo conseguenza per l’emotività del momento, ma una seria intenzione politica di collaborazione costruttiva. Questo clima politico ammorbato, fortemente critico e strumentale in Italia lo respiriamo ormai da parecchi anni: ora si parla addirittura di piano eversivo atto a destabilizzare il paese e rovesciare l’autorità costituita.

Non può essere una guerra santa ogni qualvolta si critica o si contesta il Presidente del Consiglio o il suo partito! Fa parte delle regole del gioco criticare chi ci governa, è stato sempre così, anche nella prima repubblica e nessuno si scandalizzava per questo!. Che forse Prodi, quando era al governo del paese, non veniva criticato quotidianamente dall’opposizione? Perché le tesi dei giornalisti Travaglio e Scalfari non debbono essere ugualmente valide come quelle di Feltri e Belpietro? Perché “Annozero“ è di parte e “Porta a porta” no? Perché i fans della parte avversa si scagliano in maniera violenta contro queste trasmissioni e contro giornalisti che non la pensano come loro, offendendo anche pesantemente?

Si è cercato di trasformare un episodio increscioso e deprecabile, in episodio di valenza terroristica; si è parlato di strategia della tensione con un mandante morale (l’intervento di Cicchitto alle Camere è stato chiaro), dietro un episodio fuori controllo di una singola persona oltretutto da anni in cura presso la struttura sanitaria nazionale. Fini e Casini hanno detto chiaramente che non ci stanno a questo gioco al massacro e avvertono che “si è superato il livello di guardia fra maggioranza ed opposizione“, Casini addirittura è arrivato a dire che “ se il Pdl punta a travolgere i poteri costituzionali, allora mi preparo a tutto”; c’è chi paventa eventuali liste di proscrizione: siamo alla farsa o ci dobbiamo preoccupare di questo clima preguerra civile?

Queste esasperazioni politiche sono la conseguenza di interpretazioni violente dei fatti: l’avversario diventa un criminale, il giornalista che crea opinioni in antitesi a quelle governative è un nemico del governo e ostile agli interessi comuni della nazione. La tolleranza è diventata zero e il clima politico travalica le normali regole dialettiche.

Queste cose succedono solo nel nostro paese, dove la retorica del discorso politico guida una realtà che non esiste e che viene costantemente modificata ad “uso e consumo” , dove l’opposizione è poco efficace e non fa più da contrappeso politico-istituzionale. Il conflitto e il confronto fra opinioni ed interessi contrapposti, devono tornare ad essere alla base di uno stato liberale e riformista e non affossarlo.

Sarebbe un errore imperdonabile criminalizzare il dissenso e l’annullamento di una dialettica critica e costruttiva, creerebbe una società formale e impalpabile dove tutto fila liscio e le idee valide sarebbero eternamente rimandate “illo tempore“. L’evento isolato di Milano, può diventare un’opportunità per tutti per riscrivere le regole, solo se si ha l’effettiva volontà di costruire, senza stravolgere la Costituzione e senza portare una sfida continua alle basi fondamentali della democrazia, senza intimidire e svilire gli assetti istituzionali e il ruolo del parlamento e soprattutto ad interesse di tutti.

La politica deve tornare al concetto di dovere e il politico a quello di servitore dello stato senza condizioni o interpretazioni di sorta, ma forse è chiedere troppo di questi tempi sia al politico che alla base che lo sostiene.

*Opinionista

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