ANCONA – Stadio Dorico, alla fine della partita c’è una bella atmosfera nel clan rossoblu. Mentre i tifosi locali ancora “rosicano” sulle tribune, già si sente l’odore di partita decisiva, di quei momenti in cui va tutto bene. Scaramanzia a parte, la Samb sabato ha dimostrato che ha anche i numi del calcio dalla sua. Gli avversari incocciano il palo su rigore dopo pochi minuti, un difensore locale esagera con i tackle e si fa cacciare nel momento migliore della propria squadra, quando la Samb sembrava anche un po’ alle corde. Palladini azzecca ogni mossa che fa, toglie gli attaccanti titolari, mette Gentili e Giandomenico e soprattutto sposta D’Angelo a sinistra. E proprio dalla fascia mancina il folletto diciannovenne inventa una prodezza in zona Cesarini.

«Quando loro hanno sbagliato il rigore, ho pensato che finalmente la fortuna ha iniziato a girare dalla nostra», ammette Sergio Spina, che vede una squadra che ha trovato il bandolo della matassa, che ha una condizione atletica invidiabile («faccio i miei complimenti al preparatore atletico professor Lattanzi», dice il patron rossoblu) e invoca la cavalcata vittoriosa senza macchia e senza paura. Divertendosi. E per divertirsi ancora di più, ecco la figura di Christian Riganò, un vero Van Basten per l’eccellenza.

«Venerdì mi ha mandato un Sms, mi ha detto che ci saremmo sentiti sabato sera. Quando si chiude l’affare? Domenica sicuramente no, se si chiude si chiude tutto fra l’undici e il quattordici». La Samb ha le idee chiare, lo vuole. Anche lui vuole venire, ma Spina forse per scaramanzia adduce non meglio precisati dettagli da verificare prima di proclamare la venuta ufficiale del centravanti. La necessità di un attaccante dipende come noto dal caso Menichini, con il rischio di una squalifica di un mese del centravanti folignate (che non inciderà assolutamente sul punteggio in classifica della Samb, ovvero non ci saranno penalizzazioni, ma questo si sapeva).

«Mattia oggi mi è piaciuto molto – dice Spina – l’ho visto giocare un’ottima partita». Ma per Riganò si teme il rischio “panzetta”.  Sarà fuori forma? Sarà ingrassato? L’imprenditore cuprense rassicura: «E’ solo tre chili sopra il suo peso forma, quello di quando giocava con la Fiorentina». Se verrà, e pare proprio che verrà, potrebbe essere un amore di una sola primavera. Così parrebbe, sentendo Spina che dice «se vinciamo il campionato dobbiamo fare una squadra forte puntando sui giovani». E il super bomber Riganò tutto è tranne che fanciullo.

SCELTE TATTICHE Mister Palladini è in stato di grazia, le indovina tutte. Sceglie di tirar fuori lo sfortunato Menichini e lo stanco Cacciatore, mette un po’ di pepe lì davanti con Gentili, inserisce Giandomenico per uno scampolo di partita e soprattutto sposta D’Angelo a sinistra. Non che dall’altra parte avesse annoiato il pubblico, ma Giandomenico preferisce giocare a destra.
«Nel secondo tempo abbiamo avuto una condizione atletica migliore, c’è poco da dire. Il Piano era più stanco, noi siamo stati bravi a crederci fino alla fine. Dedico la vittoria al padre di Alessandro Chiodi, Marco, recentemente scomparso».

Mister Palladini e la sintesi conclusiva per archiviare la giornata: «Bravi e fortunati». Su un campo pesante e contro un avversario tosto, però, la priorità ce l’ha la bravura, aggiungiamo noi. Solo con la fortuna si sarebbe portato a casa uno zero a zero e basta.

Gli inseguitori? «Non sono sfiancati, terranno duro statene certi. Noi dobbiamo sempre manifestare attaccamento alla maglia e a questa splendida società sportiva, che sta facendo tanto. Il resto viene da solo», conclude Ottavio.

IL PUFFO E IL MENTORE PULCINI Ivan D’Angelo ha una simpatia innata pari alla bravura calcistica. Aria da scavezzacollo, accento piceno che più piceno non si può, è un incrocio fra una piccola peste e un trascinatore in calzoncini e maglietta. Rivendica il rigore su di lui nel primo tempo, lancia l’invettiva di combattere partita su partita senza bearsi della classifica, concede un po’ di sfortuna al portiere sul suo gol e risponde così a una nostra curiosità: ma con Menichini e Cacciatore lì in mezzo, avrebbe tirato lo stesso o avrebbe crossato? La risposta è prevedibile, come potrebbe essere altrimenti? Avrebbe tirato lo stesso.

Pino Perotti gli fa notare la sua correttezza in campo. Poche alzate di testa, pochi gesti teatrali, pochi pianti plateali per un colpetto sul parastinchi. E la risposta del bomber tascabile fa aleggiare nell’aria la presenza di un mentore severo e roccioso con le fattezze di Marco Pulcini e ci regala una risata: «Non sono sempre stato corretto come ora, l’anno scorso ho rimediato tre cartellini rossi. Ma quest’anno se l’arbitro mi caccia poi c’è Pulcini che mi piglia a schiaffi, non me lo posso permettere. Vado sempre in macchina con lui, poi».

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