SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ne è stato uno dei più strenui sostenitori, ora lo sconfessa. Per il consigliere comunale del partito repubblicano Antonio Felicetti il piano regolatore elaborato da Piergiorgio Bellagamba per l’amministrazione Martinelli, oggi sarebbe troppo cementificatorio e anche a rischio di illegittimità.

Felicetti, poi, continua nella sua recente (e nuova, visto che è formalmente all’opposizione) linea di vicinanza e sostegno al sindaco Gaspari, esprimendosi a favore della mega variante urbanistica che scaturirebbe dall’eventuale accordo di programma legato al reperimento della zona per la Grande Opera della Fondazione Carisap.

Veniamo alle affermazioni specifiche di Felicetti. «Nei primi due anni dell’amministrazione Gaspari ho incalzato il sindaco anche con toni violenti per evitare la rinuncia al Prg di Bellagamba. Ora la penso diversamente. Quel Piano prevedeva per la città uno sviluppo potenziale di circa due milioni di metri cubi, per di più con destinazioni urbanistiche rigide rispetto a una dinamica di sviluppo della società oggi sempre più imprevedibile. Dal 2008 è cambiato il mondo per via della crisi economica globale. Le case non si vendono, l’economia è ferma».

C’è di più. Si entra più nell’aspetto tecnico normativo, ma in sintesi secondo Felicetti oggi le idee di Bellagamba sarebbero irrealizzabili per via di una sentenza del 2006. «Premesso che non ne faccio una colpa a Bellagamba, che ha lavorato nei primi anni 2000, ma una sentenza del Consiglio di Stato del 2006 (la numero 4833) ha bocciato lo strumento della perequazione urbanistica. E proprio sull’urbanistica perequata si basava il Prg di Bellagamba, che oggi quindi sarebbe anche a rischio di illegittimità, oltre che non più attuale strategicamente».

Un terremoto, secondo gli esperti del settore. Questa sarebbe la conseguenza della sentenza sui piani regolatori delle città italiane. Felicetti lo lascia intendere, che secondo lui il blocco dell’amministrazione Gaspari sul piano regolatore della consulente Luigina Zazio dipende anche da questo vuoto normativo, accentuato dalla perdurante mancanza di una legge urbanistica regionale.

«Non ci possiamo ispirare alle vecchie concezioni della pianificazione, visto che il Comune non ha soldi per acquisire servizi con gli espropri. E d’altra parte non può acquisire aree per i servizi a costo zero attraverso i meccanismi perequativi come prevedeva il Prg di Bellagamba», precisa Felicetti.

Le scelte a questo punto, secondo il repubblicano, sarebbero “rimanere fermi” (procedendo a piani settoriali come fa Gaspari, e Felicetti anche su questo lo appoggia) oppure sperimentare procedure urbanistiche all’avanguardia sul modello dell’Emilia Romagna, stabilendo un piano di Struttura generico e non prescrittivo (come il Piano Idea del 2002 di Bellagamba o lo Schema Direttore del 2007 della Zazio, entrambi nei cassetti del Comune) e un piano operativo “del sindaco”, con le piccole varianti per i cinque anni di mandato.

LA MEGA VARIANTE E LA ZONA BRANCADORO Sostegno a Gaspari, dunque. Se sul bilancio di previsione Felicetti vedeva una condivisione degli investimenti previsti («sfido chiunque del Pdl a dire di cancellare o contestare le opere pubbliche previste nell’ultimo bilancio»), sulla mega variante e sull’accordo di programma è quasi entusiasta. «Non si tratta di un nuovo Prusst, perchè nei Prusst erano i privati che facevano proposte sulle loro aree, secondo i loro interessi. Qui è il Comune che dice ai privati cosa serve alla collettività, e sull’interramento dell’elettrodotto di via Bianchi o sull’acquisizione al verde pubblico comunale di una parte del parco Brancadoro, credo non si possa non vedere l’interesse pubblico». Per Felicetti, da un accordo del genere il Comune avrebbe tutto da guadagnare.

In cambio ci sarebbe una cementificazione abnorme? Macchè, risponde il consigliere repubblicano. Sempre meno dei 500 mila metri cubi previsti dai Prusst, qui invece avremmo una edificazione moderata, con funzioni diverse («ma chi vi dice che i privati che si accordano con il Comune non decidano piuttosto di fare un albergo a cinque stelle?», specifica Felicetti), su aree non a standard, con un dialogo competitivo del tutto trasparente.

Un dubbio: ci sarebbero discriminazioni per quegli imprenditori che potrebbero sentirsi svantaggiati in questa competizione perchè non sono attualmente in possesso di quella parte di area Brancadoro che richiede il Comune? «No, non condivido questa impostazione. Credo invece che l’area Brancadoro vada inserita nell’accordo con il Comune, dove se non lì dovrebbe sorgere la Grande Opera della Fondazione Carisap?».

L’atto di indirizzo, comunque, nell’insieme di interventi richiesti al privato chiede esplicitamente la cessione al Comune di un’area che poi verrebbe “girata” alla Fondazione. Più la cessione di una parte dell’area Brancadoro. Quindi area Brancadoro e area per la Fondazione, almeno in teoria, non coincidono necessariamente.

Per concludere: sconfessa Bellagamba, appoggia Gaspari con cui il flirt politico sembra ancor più forte, appoggia l’accordo di programma con la mega variante futuribile. E lo fa, Felicetti, con una domanda retorica che dal suo punto di vista non ammette repliche: «Mi si dica, quale altra variante urbanistica ha dato tanto alla città? Se altri gruppi politici hanno idee alternative per risolvere anche una sola delle necessità contenute nell’accordo di programma, oppure ritengono inutili gli interventi proposti, lo dicano».

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