dal settimanale Riviera Oggi numero 734*

La ripubblicazione di questo articolo, uscito dapprima nel settimanale Riviera Oggi sezione “Storia e folclore” nell’estate 2008, è buona occasione per pubblicare materiale video risalente a quel periodo, in cui la nostra Emily Forlini intervista Benedetta Trevisani nella sede del Circolo dei Sambenedettesi a proposito del suo libro. Riprendiamo così la nostra serie di pubblicazioni di documenti video per la rubrica “Intervista con la Storia”, sperando di fornire materiale di valenza didattica e culturale. Un materiale da “servizio pubblico”, insomma, che ci piacerebbe anche mettere a disposizione delle scuole, per promuovere la conoscenza del nostro passato recente, quello che si fa più fatica a trovare nei libri di testo

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Benedetta Trevisani, presidente del Circolo dei Sambenedettesi, nel libro “Bambini di costa e di mare”, ha raccontato con sincerità e senza ombra di malinconia la storia dei piccoli sambenedettesi che affrontavano le fatiche della terra e del mare, in un mondo ormai passato che lasciava poco spazio al loro essere bambini. Nell’alterna vicenda della vita molti hanno vinto la propria crescita e quelli che il mare ha tenuto con sé, continuano a vivere nella memoria.

“Nicola girava la ruota lungo il fosso, mentre Isè era più fortunato perché lavorava al coperto […] Terminata la costa del paese alto, che solitamente discendevano a scapicollo – d’estate per la gioia del caldo e d’inverno per combattere il freddo – ognuno se ne andava per la sua strada”.

«Questo piccolo libro sui frechè è il secondo di una trilogia dedicata alle storie di vita marinara. Sono frammenti di vita di bambini realmente esistiti, presenze reali arrivate sulla carta attraverso la memoria della gente di mare».
Com’era la vita dei freché, in un’epoca in tutti dovevano avere un ruolo per non morire di fame?
«La storia li ha visti crescere nella miseria del popolo del mare, impegnati in lavori difficili e pericolosi, ma hanno attraversato la propria giovinezza senza lasciare traccia di pessimismo. Non era facile affrontare il mare e sopravvivere, ma non si cresceva con il senso negativo di una vita disgraziata, bensì con un’idea positiva pur nella necessità di impegno e forza, una sorta di sfida alla malasorte. Questo è lo spirito che si respirava nelle famiglie di mare, nella mia famiglia. Nessun ripiegamento su se stessi, non era un mondo da cui fuggire, allontanarsi, ma un percorso ad ostacoli educativo».
Bambini di costa e bambini di mare…
«Bambini di costa, quelli che hanno vissuto a terra le loro esperienze di lavoro, i funaretti, poi c’erano i merè, che già a sette anni attraversavano l’Adriatico, assaporando l’amaro di una vita di bordo che non li favoriva per essere in tenera età, anzi li impegnava in condizione di stenti e di sudditanza agli adulti. La fame, il freddo, il pericolo, i naufragi e anche la morte. C’è un libro, a mio avviso, importantissimo per la memoria: l’Albo Civile dei Caduti e Dispersi in Mare di Divo Colonnelli, che ha raccolto dagli archivi comunali le testimonianze delle disgrazie del mare. Queste storie lasciavano delle ferite dolorose e quando i nostri poeti vernacolari hanno scritto versi per ricordare le morti in mare, mettendo in evidenza lo strazio delle donne cui l’acqua rubava mariti e figli, hanno rappresentato una condizione inevitabile della vita del borgo marinaro».

“Era quello, in realtà, il piccolo universo cui li ancorava la vita, e il distacco da lì verso il mare e i luoghi del lavoro si concludeva per lo più con un ritorno. Al calare del giorno, oppure alla fine di un viaggio”.

Una sfida verso la vita, ma soprattutto verso se stessi.
«Il lavoro era una via necessaria, visti i tempi, ma a volte si poteva scegliere tra scavare un sentiero su un percorso obbligato e sognare mentre il braccio meccanicamente girava la ruota, oppure affrontare il mare verso mille destinazioni. Isè scelse la vita del marinaio, perché “si sentiva più portato ad andar per mare piuttosto che restare a girare la ruota con i piedi piantati sempre sullo stesso pezzetto di terra”. In inverno, arrivati al porto, attraccavano e scendevano scalzi portando gli zoccoli in mano per non farli bagnare, e lui proseguiva verso casa arrampicandosi a piedi nudi lungo la salita del paese alto. I merè e i funaretti si alzavano alle cinque del mattino e con qualsiasi tempo dovevano scendere verso la marina, con la pancia mezza vuota. Mangiavano pane e olio, con la versione invernale del pane abbrustolito per scaldarsi. Quando il mare aveva la meglio e si prendeva il suo riscatto, le donne rimaste sole con prole numerosa, dovevano mandare i figli più grandi altrove: a loro pensava il Fascio, che li imbarcava su navi scuola militari. Betto fu mandato a Venezia e quando tornò per una delle rare licenze, non fu più costretto a ripartire, “una polmonite incurabile l’aveva sottratto per sempre al dovere di essere uomo”, di lì a poco sarebbe arrivata la penicillina».
Come si conclude la scommessa dei freché con la vita?
«E’ una storia che non merita esaltazioni o malinconica compassione. Estremamente legata e intrisa di realtà, accettava giornalmente delle sfide, a volte perdendole, ma più spesso vincendole. Se Isè e i bambini come lui non avessero affrontato la sfida, non saremmo arrivati al nostro presente».

Dalla rocca e dalla marina, dopo una lunga giornata di lavoro, i piccoli merè e i funaretti correvano verso la spiaggia, un luogo franco, in cui potevano essere solo se stessi, semplicemente bambini e, per una volta, guardare il mare solo come acqua e specchio del cielo.

“I bambini vedevano l’alto e il basso, la rocca e la marina, come la geografia dei loro giochi e del loro lavoro. […] Tutti insieme se ne andavano liberi verso la spiaggia, con il caldo o con il freddo, a riscattare nelle gare più avventurose con altre piccole bande il peso del lavoro giornaliero e la sottomissione agli adulti”.

Foto dei bambini alla ruota tratte dal libro:
“Vota Cì!” a cura di Nazzareno Grannò (SBT 2000), edito da: Comune San Benedetto del Tronto, Assessorato alla cultura Regione Marche, Consorzio bacino Imbrifero

Foto del mare tratte da “San Benedetto del Tronto, da antico borgo marinaro a centro marittimo e balneare” di Libero Bizzarri, Paolo Menzietti. Edizione a cura della Banca Popolare di San Benedetto del Tronto

servizio video a cura di Oliver Panichi

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(1. continua)

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