SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Dice un detto cinese: “Un uomo è felice quando ha il mare di fronte e le colline alle spalle”». È stato questo l’omaggio alla sua città, da parte dell’astrofisico sambenedettese Nazzareno Mandolesi. Parole pronunciate a conclusione del suo discorso di ringraziamento per aver ricevuto il premio Truentum, massima onorificenza cittadina. La cerimonia si è svolta sabato 19 dicembre all’auditorium comunale “Tebaldini”, dove il sindaco Gaspari ha consegnato a Mandolesi la pergamena e la medaglia d’oro caratteristici di questo premio. Il professor Ugo Marinangeli ha introdotto i vari momenti della giornata, dando lettura del curriculum di Mandolesi, e dando spazio agli interventi in musica della corale “Riviera delle Palme”. In platea un pubblico numeroso, comprendente gli ex sindaci Ripani e Perazzoli, i precedenti premi Truentum, i familiari di Mandolesi e molti cittadini.

Nel suo intervento il sindaco Gaspari ha ricordato come sia venuto a conoscenza della figura e dell’opera di Mandolesi tramite il professor Angelo Filipponi, che gli ha mostrato l’intera pagina dedicata la scorsa estate allo scienziato sambenedettese dal Corriere della Sera. Il sindaco ha inoltre affermato di voler premiare in futuro anche i giovani sambenedettesi che si stanno affermando nei vari campi dell’agire umano, oltre a coloro che sono all’apice delle rispettive carriere. Infine la lettura della motivazione del premio: “a Nazzareno Mandolesi, sambenedettese verace, direttore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica” di Bologna, in molti anni di intensa attività scientifica e organizzativa ha coordinato la missione spaziale e il lancio dell’innovativo satellite Planck dell’Esa dedicato a una migliore conoscenza dell’origine e dell’evoluzione dell’universo. La città lo ringrazia e lo premia”.

Mandolesi ha tenuto un discorso semplice e brillante al tempo stesso, denso di aneddoti e divulgazione scientifica. Ha ricordato i suoi maestri, tra i quali Luis Alvarez, premio Nobel per la fisica nel 1968, e poi Bruno Rossi, allievo di Enrico Fermi, e altri ancora. Gli studi a Bologna, Londra, Leeds, Harwell: «Nella vita ho fatto solo il mio dovere, con passione e determinazione», ha detto Mandolesi. «Sono un civil servant, come si dice in inglese, ovvero un servitore dello stato».

Lo scienziato ha poi ricordato l’eccellenza italiana nella costruzione di strumenti ottici, usati tanto in astrofisica quanto in campo oculistico. «Scienza e conoscenza sono la ricchezza di un paese», ha detto Mandolesi, «Peccato che tanti nostri governanti non lo capiscano. Le statistiche ci dicono il pil pro capite è proporzionale al numero di laureati. E in particolare, come disse il presidente statunitense Lyndon Johnson ai tempi del lancio del Soyuz e dello Sputnik: “essere primi nello spazio vuol dire esserlo in tutto”. Ai giovani dico che non si deve essere soltanto i più bravi – perché questo da solo non paga – ma essere primus inter pares, ovvero insieme agli altri».

In mattinata Mandolesi aveva incontrato gli studenti dell’IPSIA nell’aula magna della scuola, insieme agli assessori Sorge (Cultura) e Mozzoni (Turismo), dando vita ad un ricco dialogo con i ragazzi, che gli hanno indirizzato molte domande.

Conclusione del pomeriggio in auditorium con la corale “Riviera delle Palme”, che dopo vari brani ha intonato Nuttate de lune. La corale era diretta dal maestro Fabrizio Urbanelli, con Angelica Urbanelli violino, Natalia Urbanelli oboe, Clementina Perozzi tastiera, Stefano Alimonie Lalli chitarra, e naturalmente le donne e gli uomini del coro.

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