SAN BENEDETTO DEL TRONTO- La soglia di povertà, ha raggiunto quasi il 50% della popolazione censita dall’osservatorio della povertà della Caritas di San Benedetto del Tronto. Per fronteggiare la situazione anche se in Italia nessuno morirà di fame, servono servizi efficienti e progetti a medio e lungo termine per creare un ciclo di riabilitazione delle fasce meno fortunate. Oltre alla completezza dei servizi, servono idee e denaro e l’anno scorso la Caritas ha realizzato un progetto dal valore di 300 mila euro in corsa ad un contributo Europeo. Per una manciata di punti quel denaro non è mai arrivato e secondo il legale della struttura la responsabilità si nasconde in coloro che non hanno sposato il progetto.

Per Umberto Silenzi, direttore della Caritas di San Benedetto: «la soglia di povertà censita nel nostro osservatorio parla chiaro e i dati non sono del tutto positivi. Per fronteggiare la situazione, anche se in Italia nessuno morirà di fame, noi abbiamo attivato molteplici servizi sempre più completi per coloro che soffrono un disagio. In questo modo, riabiliteremo la dignità di ogni singolo».

Oltre alla completezza dei servizi, l’anno scorso un team di volontari Caritas ha tentato la svolta partecipando alla scalata di un fondo Europeo attraverso un progetto riabilitativo chiamato “Porta a Porta per conoscerci”. La finalità del progetto offriva la possibilità di sviluppare posti di lavoro rispettando dei criteri legati all’integrazione e l’ecologia. Il tutto aveva un valore pari a 300mila euro (è proprio il caso di dire) “piovuti dal cielo” ma, secondo l’avvocato Patrizia Di Pasquale: «chi poteva sposare le nostra proposta ha preferito non farne parte ed abbiamo perso quel denaro utile e proveniente dai fondi Europei per la nostra città».

Il progetto, segue la Di Pasquale, «ha ottenuto una qualifica nella lista degli ammissibili non finanziabili con un risultato pari a 58 punti. E’ mancata solo la collaborazione di un ente per ottenere altri 15 punti, fondamentali per arrivare nella rosa dei tre progetti finanziabili.

Qui abbiamo risolto oltre 70 casi disperati di italiani e non. Se avessimo avuto risposte concrete in merito al nostro progetto Porta a “Porta per conoscerci”, sicuramente altrettanti casi si sarebbero potuti risolvere a costo zero».

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