ASCOLI PICENO – Nel Consiglio Comunale che si è tenuto lo scorso mercoledi è stato affrontato il delicato tema più volte rimandato concernente la privatizzazione dell’acqua, con la mozione presentata dal consigliere Antonio Canzian a seguito dell’approvazione da parte della camera dei Deputati del Decreto Ronchi, che vede la modifica delle regole di affidamento e gestione dei Servizi Idrici cambiando, di fatto, lo status dell’acqua da bene comune a merce. Pertanto, per effetto di tale legge, nel giro di due anni l’affidamento dei servizi pubblici locali quali gas, trasporto e acqua passerà in mano con affidamenti ultradecennali a imprenditori o società in qualunque forma costituite aprendo la strada, di fatto, ad un monopolio privato nelle mani di tre o quattro multinazionali.

Per il consigliere Antonio Canzian (Pd) l’acqua è un bene primario quindi è necessario introdurre nello statuto comunale la dicitura “l’acqua è un bene comune dell’umanità e pertanto non rientra tra i beni di rilevanza economica” affinché la Regione Marche consideri il servizio idrico pubblico e non soggetto al principio comunitario della concorrenza.

Preoccupazione è stata espressa anche dal consigliere Antonio D’Isidoro (Pd), mentre per il consigliere Giulio Natali (Pdl) bisogna passare dalla teoria ai fatti: «Il problema è come avviene la gestione, dobbiamo cambiare punto di osservazione non più pubblico o privato ma controllo del pubblico sul privato e questo vale per tutti gli enti».

La stessa discussione ha avuto seguito nel consiglio proviniciale che si è tenuto nel tardo pomeriggio di giovedì dove uno dei tanti ordini del giorno aveva come oggetto la “Privatizzazione del servizio idrico” presentato dai consiglieri Gabriele Illuminati, Massimo Rossi e Massimiliano Binari.

«I Comuni possono fare la loro parte perché l’acqua non venga privatizzata – sostiene il consigliere provinciale Massimo Rossi – anzi, ne sia garantita una buona gestione pubblica, in grado di assicurarne qualità e tariffe accessibili a tutti. Il servizio idrico non deve essere un regime di concorrenza. Si propone con questa mozione uno statuto per introdurre la definizione del servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica. Esempio rilevante – continua Rossi- è quello di Parigi, capitale della multinazionalizzazione dell’acqua, che dopo 25 anni di gestione privata, entro il 2010 tornerà ad essere un sevizio municipalizzato».

In risposta interviene il consigliere Raffaele Rossi (Pdl) dichiarando che sicuramente l’acqua è un bene fondamentale e che nessuno lo mette in discussione. «Da cittadino della strada – continua Raffaele Rossi – mi interessa l’efficienza di come vengono erogati certi servizi ma purtroppo nel gestire determinati ambiti, il pubblico non ha dato il meglio di sé. Ci sono realtà dove questi servizi sono diventatati emeriti baracconi e per questo ci sono state spinte privatistiche. Quando guardiamo all’estero, bisogna guardare a 360 gradi perché in altre nazioni come l’Inghilterra e gli Stati Uniti certi servizi vengono erogati diversamente. In Inghilterra e Stati Uniti ci sono associazioni che fanno ricorso e nel momento che si dà ragione ai cittadini, la multinazionale deve risarcire. Questa legge non vuole privatizzare ma mettere in concorrenza le attuali realtà. E’ vero che in Francia c’è un ritorno al pubblico ma è anche vero che in Inghilterra l’acqua è privata e non ci sono stati problemi. Non c’è bisogno di mettere nello statuto l’acqua perché sappiamo tutti che è un bene pubblico». Raffaele Rossi conclude con il suo parere contrario alla mozione poiché ritenuta superflua.

Infine interviene il Presidente della Provincia Piero Celani sostenedo che la Ciip non corre dei rischi. «Si discute su una legge che manca – continua Piero Celani – che ci deve dire come si fanno queste gare e pertanto è tutto ancora da definire. Quando una frana provocò la rottura dell’acquedotto di Tallacano, lasciando gran parte della popolazione picena senza acqua per svariati giorni, ci fu l’assalto alla Ciip chiedendo le dimissioni del Consiglio. Io la difesi allora e lo stesso faccio adesso perché credo che non rischi assolutamente. Quindi liberalizzazione del servizio, miglior tariffa e risorse da mettere in campo».

Nonostante l’importanza della difesa dell’acqua come bene comune dell’umanità che richiede un importante impegno politico bipartisan, sia nel consiglio comunale che provinciale non si è riusciti a raggiungere un accordo rendendo necessario il rinvio dell’ordine del giorno per approfondire la questione.

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