SAN BENEDETTO DEL TRONTO- M.L. albanese di 23 anni e M.S.A. rumena di 21 anni, sono tornati in tribunale il 18 dicembre 2009 per il ritrovamento di un chilo e 800 grammi di sostanza stupefacente rinvenuti dai Carabinieri nella loro abitazione. La difesa ha chiesto il rito abbreviato e in attesa dell’esame delle sostanze (un chilo e 800 grammi di cocaina) il giudice ha rinviato ad anno nuovo la chiusura del caso.

Si è aperto il processo con la richiesta di rito abbreviato da parte dell’avvocato Valentina Latini, in sostuzione dell’avvocato Maurizio Cacaci, in attesa dell’esame chimico della sostanza rinvenuta dal sequestro. L’incarico di analisi è stato affidato quindi al professore Frodoli che ha confermato la disponibilità chiedendo 40 giorni per un quadro completo della situazione.

I due giovani hanno ammesso agli inquirenti di vivere da poco tempo insieme, nello specifico nella casa di Centobuchi dove è stata rinvenuta la droga. La ragazza, M.S.A., si è dichiarata estranea ai fatti perché in quella casa lei ha dichiarato di dormirci e nulla più, visto che lavora tutta la notte fuori e il giorno lo dedicava al riposo. Per M.L. c’è stata solo la conferma della deposizione della “fidanzata” e nulla più.

Nel mezzo del dibattimento è uscita fuori la probabile prova che potrebbe rimuovere dalla accuse la ragazza. Si tratta di un biglietto aereo da e per la Romania, una ricevuta che M.S.A. ha conservato nel suo portafogli e che ha ritrovato solo dopo il suo fermo in carcere. La difesa ha voluto depositare la prova per confermare le posizioni della donna e il giudice ha chiuso la seduta con un rinvio previsto per i primi di febbraio 2010.

Per ora i giovani rimangono in carcere in attesa di giudizio.

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