SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Queste esternazioni tendono a strumentalizzare un passaggio politico di democrazia e chi le ha fatte, mostra in tutta la sua entità la pochezza che rappresenta»: Felice Gregori, coordinatore comunale del Partito Democratico, risponde così, veltronianamente (non lo cita, infatti) a Nazzareno Trevisani, che aveva duramente criticato la mancata diffusione dei risultati della consultazione interna al partito, che si è tenuta sabato scorso.
Gregori ricorda l’alta affluenza avuta e quindi l’apertura del dibattito dopo la lettura del regolamento: soltanto Paolo Perazzoli è intervenuto per illustrare i motivi in base ai quali voleva candidarsi.

«Nel frattempo – continua Gregori – essendoci una elevata presenza in sala e stimando che non tutti potessero intervenire pubblicamente, è stato ritenuto di poter dare a tutti gli iscritti e simpatizzanti la possibilità di esternare la propria indicazione nel rispetto del regolamento quadro che all’articolo 3 recita “attraverso il metodo delle ampie forme di consultazione“ (…) “ogni partecipante può indicare al massimo due nominativi (in questo caso un uomo e una donna)”. Questa possibilità è stata offerta attraverso l’organizzazione di una postazione che potesse ricevere le indicazioni di coloro che erano presenti, ma che non avrebbero potuto manifestare la propria indicazione per mancanza di tempo».

«E’ da rilevare, questo sì fenomeno deprecabile, che dopo questo annuncio si è avuto nel giro di un’ora, un incremento del numero delle persone che si sono recate ad esprimere la propria indicazione. Ora, vorrei evidenziare quali significati dà il vocabolario di italiano alle parole indicare e votare: indicare “Esprimere, precisare, specificare, consigliare”, votare “deliberare, approvare col voto, dare il voto nelle assemblee”. Chiunque, ad eccezione di chi è in mala fede, intuisce che la differenza fra indicare e votare è sostanziale; or bene nella assemblea di sabato scorso il regolamento chiede che ogni iscritto al Partito Democratico e ogni elettore delle primarie del 25 ottobre sia chiamato ad esprimere la sua indicazione».

Per quanto riguarda i numeri, Gregori li rende noti: «Si sono avute le seguenti indicazioni: 10 a Paolo Perazzoli, 5 a Pietro Colonnella, 3 a Margherita Sorge e Stefano Giammarini, 2 a Lina Lazzari, 1 a Senesi, Origlia, Urbinati e Cianci. Se invece si allarga la conta a coloro che non sono venuti in assemblea, si hanno questi risultati complessivi: Colonnella 174 indicazioni (58%), Perazzoli 33%, Donati, Giammarini 3%, Urbinati 2%, Palestii e Liberati 0,5%. Per le donne invece Margherita Sorge ha ottenuto 44 indicazioni, pari al 57%, seguita da Lina Lazzari al 9%, Anna Rosa Cianci all’8%, Loredana Emili al 5%, Manuela Mazzocchi e Maria Grazia Bernardini al 4%, Maria Grazia Ortore, Mariastella Origlia,Sabrina Gregori, Claudia Maduli al 3%, Giulietta Capriotti e Valeria Senesi all’1%».
«Appare evidente, alla luce dei dati esposti, come i numeri registrati siano nettamente diversi da quelli pubblicati da chi in maniera improvvida, ha ritenuto di fare della demagogia solo per avere un piccolo momento di gloria sulla stampa. Per quanto mi attiene ritengo di poter affermare che il mio comportamento è stato oltremodo corretto e rispettoso dei regolamenti» continua Gregori, che aggiunge: «Chi ha ritenuto di mettere in dubbio il mio operato ritenendo che il mio atteggiamento fosse di “piaggeria o sudditanza” nei confronti di chicchessia, ha evidentemente l’abitudine ad adottare certi atteggiamenti».
«Voglio ricordare che il sottoscritto non ha alcun incarico in nessun ente e non ha mai avuto alcuna indicazione politica relativamente alla propria occupazione da cui trae il proprio sostentamento; sarei curioso di sapere quante persone in passato si possano dichiarare così estranee alle influenze politiche ritenendo oggi di essere i portatori della verità. Sarei curioso, ad esempio, di conoscere chi fosse alla guida del partito e chi influenzò le scelte politiche nel 2001, quando perdemmo le elezioni comunali. Si dovrebbe avere il coraggio di divulgare serenamente nelle assemblee le proprie idee e accettare il confronto diretto, piuttosto che rifugiarsi dietro ad un articolo di stampa. La politica è sentimento e non risentimento» è la conclusione del segretario.

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