SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Natale è la festa più sentita ed importante dell’anno. Festività cristiana che ha origini antichissime, dove il Natale Cristiano si mescola con le tradizioni pagane e popolari. Questa unione di usanze si può estendere anche all’addobbo dell’albero di Natale, dove le prime testimonianze di alberi decorati sono state ritrovate in città tedesche intorno al 1500.
Usanze delle popolazioni celtiche del nord Europa, quindi, che in occasione della festa del solstizio d’inverno (giorno più corto dell’anno) festeggiavano, adornando di ghirlande un abete, per propiziare l’avvenire, per celebrare la vittoria della luce solare sulle lunghe notti invernali, e la rinascita della natura con la primavera.

L’abete simboleggiava il punto d’unione tra gli dei e l’uomo, tra il cielo e la terra, l’abete sempreverde e le conifere erano considerati simbolo di vita. La fede cristiana si è sostituita a queste usanze, attribuendo all’albero di Natale il significato simbolico della croce. Gli addobbi, nel corso degli anni, non partono soltanto dall’era del consumismo, in quanto densi di simboli e significati.
L’abete sempreverde rappresenta speranza di rinascita, le candele la nuova luce che illumina il mondo dopo il solstizio, le palline e le tante decorazioni, per lo più dorate o argentate, dovrebbero propiziare la ricchezza ed il benessere materiale.
Questa usanza, con l’avvento del Cristianesimo, è diventata il simbolo del Natale, dove l’illuminazione dell’albero significa l’illuminazione di Cristo sull’umanità, mentre i doni e le decorazioni simboleggiano la Sua generosità verso l’umanità, ma anche i doni che gli uomini fanno al Bambino Gesù.

La ghirlanda, o corona dell’avvento, ottenuta dall’intreccio circolare di rami sempreverdi, foglie di alloro o rametti di abete (il colore verde simboleggia la speranza, la vita che non finisce), con quattro ceri, può essere appoggiata su un ripiano o appesa al lampadario.
Nel XVI secolo si diffuse tra i cristiani, divenendo un simbolo del periodo che precede il Natale; il cerchio è, fin dall’antichità, un segno di eternità e unità; indica il sole e il suo ciclo annuale senza mai esaurirsi; la corona è inoltre segno di regalità e vittoria, ma vuole indicare anche l’eternità di Dio: cerchio, che non ha inizio e non ha fine, l’immortalità dell’anima e la vita eterna, così come i sempreverdi. Durante il Tempo dell’Avvento (quattro settimane) ogni domenica, con tutta la famiglia riunita, si accende un cero ed è il più piccolo della famiglia a farlo perché è una tradizione nata per preparare i bambini al Natale. Ogni cero ha un suo significato: il primo cero dei profeti, il secondo di Betlemme, il terzo quello dei pastori ed il quarto quello degli angeli. Naturalmente l’accensione di ogni cero è accompagnata da un momento di preghiera.

Nella notte di Natale si accendeva nel caminetto un grosso ceppo. Il ceppo, di quercia o di ulivo secondo le diverse tradizioni, doveva bruciare fino a Capodanno; per i cristiani, doveva rendere caldo e confortevole l’ambiente in segno di ospitalità per accogliere la venuta del Figlio di Dio. Tradizione molto diffusa, soprattutto in passato, aveva un significato simbolico perché si bruciava il passato e, interpretando il modo di ardere del legno, si potevano cogliere i presagi sul futuro; a volte le ceneri venivano sparse sui campi per garantire buoni raccolti.

In molti paesi il ciocco ha lasciato il posto alla candela di Natale, simbolo di luce e di pace che deve bruciare fino a quando non è interamente consumata.È a questa antica tradizione che risale l’utilizzo di luci decorative nelle case e nelle strade nel periodo delle feste natalizie, così come l’usanza di confezionare dolci natalizi di cioccolata a forma di tronco d’albero, che non possono mancare sulla tavola di Natale, accanto a panettone e torrone.

Lo scambio dei doni, a Natale, risale agli antichi romani. In occasione dell’anno nuovo al re veniva offerto in dono un ramoscello raccolto nel bosco della dea Strenna. Questo rito augurale si diffuse tra la popolazione, con rami di ulivo, fico, alloro che più tardi furono sostituiti da regali vari, le cosiddette “strenne”. Per i cristiani ha acquistato un significato diverso: il regalo di Natale simboleggia il dono che Dio ha fatto all’umanità intera: suo Figlio.

Ogni paese e cultura ha poi le sue leggende su Babbo Natale. A noi piace vestito di rosso, con il pancione e la barba bianca, su una slitta trainata da renne, che distribuisce doni ai bimbi, la notte del 24 dicembre, calandosi dal comignolo e per bambini ed adulti, è simbolo di generosità e dolcezza.

L’agrifoglio, il pungitopo e il vischio sono usati nelle ghirlande, sulle tavole per augurare fortuna. Le bacche rosse dell’agrifoglio sono il simbolo natalizio di buon auspicio, di abbondanza e fecondità. Il vischio, crescendo in alto sugli alberi e l’essere senza radici ha molto suggestionato gli antichi come dono magico della natura. Regalarlo è di buon augurio ed appenderlo sulla porta di casa, dona pace e serenità.

La Stella di Natale, proveniente dal Messico, entra nelle case nel periodo natalizio grazie al colore rosso vivo delle foglie, per creare la giusta atmosfera: “rosso” colore per eccellenza del Natale. Vivendo il Natale dei nostri giorni si rischia di perdere di vista il valore sacro-simbolico di tale periodo perché tante sono le sollecitazioni verso l’aspetto di puro consumismo. Non si può negare che addobbi, luci e quant’altro, sono ogni anno più strabilianti ed incantevoli, dove colori, fogge e materiali si alternano, per stupire, ammaliare, far sognare ma dove, purtroppo, spesso il futile esasperato, rovina “l’essenza” di questa tradizione.

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