TERAMO – Un questionario sul bullismo è stato distribuito in diverse scuole del teramano, nell’ambito del progetto “Educazione alla legalità” promosso dalla Questura di Teramo.

“Sei mai stato isolato a scuola? Sei mai stato prepotente con qualcuno, o vittima di qualcuno? Quali tipi prepotenze hai visto o hai subito?” sono solo alcune delle domande a risposta multipla presenti nel test, mirato ad individuare possibili vittime di violenze ma anche a tracciare il profilo di presunti bulli.

In contemporanea all’iniziativa della Questura l’Unicef di Teramo ha presentato il 12 dicembre i risultati di un sondaggio svolto in alcuni istituti comprensivi della città  lo scorso anno scolastico, finalizzato a sondare quale sia l’effettiva conoscenza del fenomeno del bullismo tra gli studenti e che ha coinvolto 401 alunni.

All’incontro hanno partecipato il presidente dell’Unicef Amelia Gattone Rubicini, la sociologa Stefania Diomene, l’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Teramo Piero Romanelli, lo psichiatra della Asl di Teramo Nicola Serroni, il Questore Amalia di Ruocco e alcuni dirigenti scolastici ed insegnanti degli istituti coinvolti nel sondaggio.

Dall’elaborazione dei dati del questionario è emerso che i ragazzi hanno abbastanza chiaro che cosa sia il bullismo, ma hanno le idee confuse sulle varie istituzioni ed il loro ruolo e sulle modalità di punibilità del fenomeno. 142 hanno risposto che i bulli pagano una multa in denaro e 109 che i bulli vanno in carcere. I ragazzi ritengono altresì (384 su 401) che gli atti di bullismo nelle scuole sono frequenti e che gli episodi più pericolosi si verificano nei bagni e negli spogliatoi. Gli intervistati hanno risposto che volendo denunciare un fatto di bullismo accaduto si rivolgerebbero in 130 alla Polizia, in 36 ai Carabinieri, in 20 a Polizia e Carabinieri, in 24 a genitori, 9 a genitori e Polizia, 1 a genitori e Carabinieri, 24 a genitori ed insegnanti.

L’incontro è stato molto importante perché ha suscitato tra le varie istituzioni rappresentate la consapevolezza di intraprendere un cammino comune di collaborazione. Il Questore ha invitato i dirigenti scolastici ed i docenti presenti a far riempire anche il questionario distribuito dalla Questura, diverso da quello dell’Unicef, perché più grande sarà il campione analizzato, più si potrà conoscere la dimensione reale del fenomeno.

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