SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Se Gaspari è appeso ad un filo di nome Donati, e se quel filo si regge sull’ipotesi di una candidatura alle elezioni regionali da parte del politico acquavivano, non sembra probabile che, al momento, l’assessore regionale al Piceno possa concorrere nella lista del Pd per le prossime votazioni di primavera. Ergo: quindi i donatiani del Pd sambenedettese (Menzietti e Cipolloni, stranamente più allineabili con il loro superiore che con chi li ha eletti, sia detto non per difendere il sindaco ma per fotografare le piccole stranezze della politica de noantri) abbandoneranno Gaspari nel giorno del giudizio, quel 23 dicembre che, invece che prossimo alla Natività, potrebbe rivelarsi per il primo cittadino l’ultimo atto della sua travagliata esperienza amministrativa.

Dunque Donati non ha ancora chiesto al partito la deroga per la terza candidatura e quindi il Pd men che meno si sogna di concederla. Busserà alla porta di Gionni cercando di ottenere la sesta piazza utile, che il Pd vorrebbe offrire ad una indipendente quale Silvia Ballestra? Difficile capirlo, sicuramente in questo astruso gioco di contrattazioni giocato sapientemente a carte coperte a rimetterci è quella che un tempo si aveva il coraggio di chiamare politica.

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