SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo tre anni si torna a parlare della sede della Picenambiente e della cessione dell’immobile dal Comune alla società che si occupa del ciclo dei rifiuti. Il consigliere comunale di opposizione Giorgio De Vecchis dopo le tante battaglie passate sull’argomento (qui alcuni articoli d’archivio sulla vicenda) martedì è tornato alla carica sul tema del valore di mercato dell’immobile e del terreno circostante, portando a sostegno della sua tesi (“l’immobile poteva esser venduto a un prezzo più alto”) una perizia presente nell’attuale bilancio della Picenambiente.

Occorre però compiere un lungo passo indietro e tornare al dicembre 2006, quando il Consiglio Comunale approvò la delibera per la vendita – alla Picenambiente appunto – del complesso situato nella frazione Ragnola in Contrada Monte Aquilino.

Come ricorda De Vecchis, l’immobile venne quotato 882 mila euro, dopo una perizia effettuata dal professor Raffaele Zanoli dell’Università Politecnica delle Marche (un incarico costato 18 mila euro), a sua volta susseguente ad un’altra prima valutazione che si aggirava invece sugli 830 mila euro.  Picenambiente nell’atto di acquisto si impegnò a rinunciare alle sue pretese creditorie verso il Comune risalenti al periodo 2000-2002. Altra condizione posta alla vendita fu che l’ente di viale De Gasperi “nulla doveva” a Picenambiente per i lavori di messa a norma e recinzione che la società chiedeva al Comune stesso quando questi era ancora proprietario dell’immobile (in totale, la società rinunciò a quasi 400 mila euro di crediti).
«L’assessore al Bilancio Antimo Di Francesco addirittura mi ringraziò per aver portato al Comune un guadagno di 50 mila euro rispetto alle previsioni – ricorda l’esponente del Pdl – ma a mio avviso la valutazione restava comunque non conveniente per le casse pubbliche». Ci fu un ricorso al Tar da parte di De Vecchis, ma poi la giustizia amministrativa negò la richiesta di sospensiva della delibera di vendita.
Ora De Vecchis a sostegno della sua tesi apporta una nuova relazione di stima, firmata dall’ingegner Sandro Capece il 18 marzo scorso.

Il documento, tirato fuori dallo stesso De Vecchis dagli atti del bilancio della Picenambiente, testimonia una stima dello stabile di oltre 1 milione e 800 mila euro.

«Una legge inclusa nella Finanziaria del 2008 concede la possibilità alle società di effettuare rivalutazioni delle proprie strutture. La Picenambiente ha usufruito di questa possibilità e ha nominato un suo perito»

Per De Vecchis questa nuova stima però riveste carattere di notizia clamorosa «che dimostra che non vi fu alcuna convenienza per il Comune nella vendita dell’immobile all’azienda. Inoltre se fosse rimasto di proprietà pubblica avrebbe garantito un introito di circa 50 mila euro di affitto all’anno».

«Impossibile – conclude ironicamente De Vecchis – che l’immobile possa essere cresciuto di valore nel giro di trenta mesi. Anzi, è più probabile che il valore sia diminuito».

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