Politica. Ci mancava l’aggressione a Silvio Berlusconi per rendere ancora più confusa e complicata la situazione politica nella nostra penisola. Anche perché commentare un episodio simile può non essere difficile, il tutto infatti si potrebbe chiudere con la considerazione che, con la tensione che c’è in questo momento, un episodio del genere da parte di uno squilibrato non scandalizza più di tanto. Se non altro a livello statistico.

La vittima è stato l’attuale presidente del Consiglio ma potevano essere anche altri, da Di Pietro a Fini, a chiunque, una persona labile psicologicamente, vede come un nemico da… punire. Aggiungo che è anche una fortuna che l’episodio non lascia dubbi: nessuna premeditazione del gesto da parte di più persone con l’aggressore in veste di “sicario”. Può servire, però, per lanciare un allarme utile alla prevenzione che dovrà essere più efficace da adesso in poi. Anche perché il gesto è ora strumentalizzato in vari modi.

A proposito dei commenti delle fazioni politiche credo che, in questi casi, essi debbano essere più veri possibili. Le parole di Di Pietro sono state giustamente deplorate e lo faccio anch’io perché doveva dosarle meglio come ha fatto poi a mente più fredda. Sulla seconda parte del suo pensiero però esiste anche una grande verità e cioè che il cittadino solo apparentemente decide a chi assegnare il potere politico. In realtà i candidati, e quindi gli eletti, escono dalle sezioni di partito quando va bene, da una cena tra amici quando va male.

Di Pietro ha infatti detto una cosa sbagliata ed una giusta, per la sbagliata gli arrivano critiche feroci e anche meritate, per quella giusta silenzio assoluto. Cosa giusta (“il cittadino non conta più nulla“) che non è alla radice dell’aggressione ma potrebbe diventarla. Quindi accantoniamo l’episodio per quello che realmente è stato e prendiamo in considerazione, prima che sia troppo tardi, l’altra triste realtà che i cittadini italiani sono stufi di fare da zerbino a chi vede la politica come un business e non come un servizio.

Proprio perché il potere politico è visto come un affare, per i presunti “affaristi” l’intromissione del cittadino sulle candidature può essere pericoloso per la realizzazione di certi piani ai quali sono abituati e non vogliono rinunciarvi. La candidatura “pro domo nostra” fa ormai parte di una logica ormai diventata costume. In questo senso le parole di Di Pietro inquadrano perfettamente la realtà.

C’è, insomma, da rompere un circolo vizioso ma non sarà facile perché ci saranno forti resistenze dagli esperti in elezioni, molti dei quali se la politica tornasse ad essere un servizio, molti aspiranti politici di oggi si tirerebbero indietro. Chi, perchè non ne ha la predisposizione e la voglia di sacrificarsi, chi per incapacità palese.

Ripartiamo da questi concetti piuttosto che sprecare fiumi di parole su frasi più o meno appropriate che fanno gioco a chi questo tipo di problema vuole, come minimo, allontanarlo.

Chiudo qui il mio DisAppunto per tornare prestissimo a parlare di un argomento, quello delle candidature, che ritengo essenziale per un nuovo rinascimento. Chiaramente in campo locale e iniziando a fare qualche nome, anche perché, leggendomi, tutti gli attuali politici potrebbero “offendersi” e non è così.

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