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GROTTAMMARE – Centinaia di migliaia di metri cubi che, dai fondali del centro dell’Adriatico, posano ora a Marina Palmense. E che sono pronti ad essere letteralmente spalmati nella costa tra Civitanova e Grottammare. Sabbie che però, secondo uno studio di due ricercatori dell’Università di Camerino, Carlo Bisci e Gino Cantalamessa e del geologo Baleani, presentano un elevato grado di rischio in quanto, seppur non inquinate dal punto di vista chimico e batteriologico, hanno caratteristiche granulometriche totalmente differenti da quelle che rendono così attraente la parte più meridionale delle spiagge marchigiane, dorate come le conosciamo (o, forse, conoscevamo).

La Regione Marche, infatti, ha incaricato, attraverso il Servizio Difesa della Costa che ha come referente capo l’ingegner Vincenzo Marzialetti, la società Arenaria Srl la quale ha stoccato sabbie fossili millenarie a Marina Palmense. Scatenando già roventi polemiche e persino denunce da parte di Legambiente, prima ancora che questo favoloso tesoro (perché si stima un costo medio di stoccaggio tra i 10 e i 20 euro al metro cubo) venga poi utilizzato – ma in parte le mareggiate lo hanno già ricondotto in mare – per lo scopo originario. Un bell’intreccio.

Dal sito di Arenaria Srl leggiamo: «Fondata nel dicembre 2005 da accordi tra il gruppo industriale Maccaferri ed Eurobuilding, è la prima azienda italiana ad aver ricercato “in mare” nuove fonti di approvvigionamento di sabbia. È l’unica ad aver ottenuto una concessione per l’utilizzo di un importante deposito sabbioso ubicato nel Medio Adriatico da cui, di recente, è stato estratto oltre un milione di metri cubi di sabbia. L’azienda fornisce sabbia marina sia per grandi interventi di ripascimento che per opere di manutenzione dei litorali. Per questa finalità ha realizzato un’area di stoccaggio della sabbia sottomarina lungo la costa di Marina Palmense (Comune di Fermo)».

Purtroppo in quell’area insiste un’oasi faunistica e anche per questo la reazione di Legambiente è stata fortissima: ad ottobre 2009 ha diffuso il manifesto “La fabbrica delle spiagge: uno scandalo marchigiano” (puoi consultarlo scaricando il Pdf al di sotto della foto, a destra, ndr), affermando che questa non è «la novità per la protezione e ricostituzione delle spiagge erose dal mare, perché, come dichiara il piano regionale coste, le spiagge non sono state erose dal mare ma distrutte nel tempo dall’uomo e perché il mare potrebbe riprendersi la gran parte della sabbia come accaduto a Marina Palmense a causa della incompatibilità con i nostri litorali mediamente ciottolosi. È un’operazione scandalosa per la quale sono pendenti giudizi presso il Tar Marche ed un procedimento penale presso il Tribunale di Fermo. Un’operazione che Legambiente ha già pubblicamente segnalato prima con l’invio di documentazione tecnico-scientifica alla Regione e poi con l’invio di un esposto alla Corte dei Conti».

A Fermo sono stati concessi 11 ettari di terreno per lo stoccaggio della sabbia estratta da arenaria: il deposito, però, doveva essere tolto entro il 15 novembre 2009. A causa del ritardo, il 20 novembre 2009 il sindaco di Fermo Di Ruscio  ha avviato delle procedure di sanzione. I consiglieri di opposizione del Partito Democratico, che avevano già presentato una interrogazione consiliare al riguardo, aggiungono: «All’interno dell’area era stata rilevata l’esercizio di una attività di produzione di grossi manufatti in calcestruzzo per motivi e finalità non definite e, sopratutto, non previste dalla convenzione stipulata».
Dunque la sabbia trasportata a sud del Tesino, e che rischia di essere trasportata per il ripascimento in altre zone della Riviera delle Palme (anche a Cupra), non solo mostrerebbe possibili incompatibilità per colore e composizione granulometrica, ma sarebbe anche frutto di violazioni al momento al vaglio della magistratura. Ma cosa significa avere una sabbia fossile di colore diverso da quella dell’arena originaria? Per capirlo basterebbe andare su Google Earth e vedere che, nelle immagini visibili dal satellite, il litorale di Marina Palmense è già ora diviso in due: da una parte la sabbia chiara, a sud la sabbia grigia frutto del ripascimento con sabbia sottomarina nel giugno 2007.

Occorre, però, valutare, oltre che l’aspetto ambientale anche quello economico. L’intera operazione ha avuto un costo di centinaia di migliaia di euro, se non milioni. Che fine fanno, intatti, le sabbie dragate? L’esperienza di questi ultimi anni insegna che alle prime mareggiate la sabbia, trasportata con tanto dispendio economico, torna in mare. Lo hanno scritto anche Cantalamessa, Bisci e Baleani: «Il ripascimento di Marina Palmense nel 2007 si è rivelato purtroppo del tutto inefficace fin dalla prima modesta mareggiata, che a settembre ha portato al largo gran parte del materiale accumulato, vanificando così completamente il prodotto dell’intervento».

E per finire, riguardo il colore della sabbia estratta dal centro dell’Adriatico da Arenaria Srl, i ricercatori hanno scritto: «Il colore grigio scuro non solo mal si addice alle spiagge marchigiane. Durante la stagione estiva comporta un notevole e sgradevole innalzamento della temperatura della sabbia stessa e dell’aria circostante con conseguente riduzione del potere mimetico di molte specie animali che vivono sepolte nelle sabbie, come le vongole e le canocchie» (panocchie in sambenedettese, ndr).

A fronte di queste informazioni, forse chi ha deciso di effettuare questa operazione e gli amministratori comunali di Grottammare e Cupra dovrebbero cercare di difendere la propria costa. Fino ad ora, da Gaspari a Merli passando per D’Annibali, rispetto alle azioni della Regione abbiamo sentito troppe volte dire: Non potevamo opporci.

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