SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Francesco Aloe è nato a Catanzaro 27 anni fa ma vive e lavora a Bologna, dove si è laureato in Lingue e Letterature straniere. Il suo primo romanzo, Vertigine, è un thriller noir ambientato in un piccolo paesino norvegese la cui tranquillità apparente verrà turbata da una serie di omicidi sui quali sarà chiamato a indagare Frank, un detective di origine italiana, che tassello dopo tassello scoprirà una sconvolgente verità.

Sei nato 27 anni fa a Catanzaro, hai vissuto fra Parigi e Madrid e ti sei stabilito a Bologna.
Cosa ti ha spinto ad ambientare “Vertigine” nel freddo di Undredal? Una scelta funzionale alla storia, o ci sono altri motivi?

«Bella domanda. Undredal è un villaggio di 140 abitanti a nord di Oslo, esiste davvero e naturalmente la scelta di ambientare la storia in un posto del genere è voluta e ben ponderata. Per il tipo di racconto che ho voluto fare avevo bisogno di un posto claustrofobico, ostile al protagonista, che non a caso è un italiano del sud e quindi più sofferente in un posto freddo e chiuso. Durante la stesura di Vertigine sono andato in Norvegia proprio per riprendere le atmosfere di quei posti e trasportarle nel libro, in modo da farle vivere anche al lettore.»

Se dovessi fare un breve trailer del tuo romanzo, in poche parole, come lo descriveresti?

«Rapido, semplice, ma “ricco”. È un romanzo in cui vengono descritte le conseguenze estreme degli affetti mal gestiti, che possono sfociare anche in follia. La storia si sviluppa attorno a rapporti personali con le loro diverse sfumature, siano essi rapporti tra padre e figlio, uomo e donna o detective e collega. La componente noir è predominante per cui ritmo alto, suspense, intimità e romanticismo non mancano.»

Quanto c’è di autobiografico in Frank e negli altri personaggi? Ti sei ispirato a persone reali?

«Uno scrittore è per forza di cose legato alla sua realtà, qualche evento della sua vita, passata o presente, diventerà comunque spunto per creare una scena, se non addirittura un personaggio o un romanzo intero. In Frank c’è qualcosa di mio, il suo modo di fare, la sua pacatezza, l’aspetto fisico. Ma poi tante cose ci differenziano, per fortuna. Io condivido alcuni pensieri del mio personaggio, ma altri no, sono tutti suoi».

E cosa ci dici riguardo Morgana, da dove esce fuori questa riuscita alchimia fra amore e nostalgia?

«Gli altri personaggi sono tutti frutto della fantasia, Morgana compresa. Il nome che ho scelto per lei non è casuale: Morgana, proprio come la Fata Morgana che crea i miraggi nel deserto, è una donna sempre presente nella testa di Frank anche se non è mai presente fisicamente. E’ viva nei suoi ricordi, nelle sue speranze, e nella voce di lei.»

Nell’ultima di copertina Vertigine viene descritto come “violento e delicato, crudo e romantico, introspettivo e d’azione”. Un romanzo improntato all’ambivalenza?

«Vertigine è dualismo. Cercando di mantenere sempre una scrittura semplice e immediata, ho cercato di regalare ai lettori diversi aspetti del genere noir, evitando la monotonia. Il risultato è affascinante, ed è stato molto apprezzato finora, perché nel libro puoi trovarci scene forti, quasi splatter, alternate a riflessioni molto intime e romantiche. In fondo è così anche la vita di tutti i giorni: nessuno di noi è un automa, il nostro comportamento si adegua alla quotidianità. Quando ho scritto Vertigine alternavo momenti di depressione a stati di euforia, come forse si può intuire leggendo il romanzo.»

Il protagonista del romanzo è un attento osservatore delle profezie legate al 2012. Anche tu lo sei? Hai un’ idea di quello che ci succederà, se succederà, oppure credi che sia tutta una trovata pubblicitaria per aumentare gli incassi ai botteghini dei cinema?

«Ora se ne parla troppo, e male. Quando ho scritto Vertigine in pochi conoscevano questa data, bastava digitare 2012 su google e non trovavi nulla. Mi sono tuffato nelle biblioteche per studiare e fare ricerche su questo evento, ma sono arrivato a una conclusione molto personale che non vi svelo, perché è riportata in Vertigine. Quello che fanno gli altri, pubblicazioni di libri o film sul 2012, non lo giudico. L’importante è non partire da premesse sbagliate: in molti parlano di fine del mondo, ma non ci vuole un genio per capire che il mondo non finirà nel 2012, ma semplicemente cambierà.»

Quali difficoltà incontra un giovane che si avvicina alla scrittura e termina il suo primo romanzo? Hai consigli per chi si vuole avvicinare alla scrittura, e magari alla pubblicazione, di qualche sua opera?

«Innanzitutto credo che sia utile chiedersi se si è davvero in grado di scrivere e se è veramente una passione vitale, altrimenti prendiamo in giro i lettori. Bisogna amare alla follia quello che si scrive, sennò è meglio non diffonderlo mai. Le difficoltà sono enormi, senza una casa editrice milionaria che ti sostiene nella pubblicità puoi fare poco da solo. Per cui sacrificio, impegno e fiducia in se stessi possono risultare fondamentali. Una preghiera a tutti gli scrittori che vogliono farsi pubblicare: non fatevi ingannare, non spendete neanche un euro per farvi pubblicare. Se il libro piace, troverete la casa editrice che investirà nel progetto, poco o molto, dipende dal loro budget ma non importa. L’importante è non pagare per farsi pubblicare.»

Fra la Norvegia, Catanzaro, Parigi, Madrid e Bologna hai trovato anche il tempo il di visitare più volte San Benedetto. Sarà cornice della tua prossima storia?

«No. Sto finendo il secondo romanzo e ho appena iniziato il terzo, e nessuno dei due toccherà San Benedetto. Il prossimo sarà ispirato a una storia vera, liberamente rivista da me. È la storia di un killer legato alla Ndrangheta che si ritroverà proiettato in cose più grandi di lui. Le scene si svolgeranno tra Italia e, ancora una volta, terre straniere. Per quanto riguarda San Benedetto, sono molto legato alla vostra città da anni e per i motivi più disparati. La considero ormai la mia città adottiva, l’unica, oltre al mio paesino calabrese, che può darmi asilo politico se dovessi scappare da Bologna. L’unica dove mi sentirei al sicuro, probabilmente. Ho presentato Vertigine alla Fiera di Torino, che per uno scrittore equivale a un mondiale per un calciatore, ma l’emozione di essere stati nel vostro Auditorium sabato è unica e imparagonabile.»

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