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GROTTAMMARE – Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla sabbia portata alla foce del fiume Tesino per il ripascimento. È appurato che non è sabbia inquinata: l’ultima conferma viene dall’Arpam che il 5 ottobre ha fatto l’ultimo prelievo sia alla sabbia che all’acqua marina ed il 24 novembre ha inviato i risultati alla Capitaneria di Porto di San Benedetto e per conoscenza al Comune di Grottammare.
La sabbia – che era stata analizzata anche prima del ripascimento – non presenza sostanze contaminate, come gli idrocarburi, noti per il colore scuro che danno all’arenile (come è successo ad esempio a giugno di questo anno in Calabria). L’acqua risulta essere torbida e presenta una schiuma – che molti lettori ci avevano segnalato – dovuta alla fioritura di un’alga. Assicurato comunque che, secondo le analisi dell’Arpam, ambientalmente tutto è in regola. Il colore, abbiamo avuto modo di dire, è dovuto alla provenienza della sabbia, dragate a 80 metri di profondità a largo di Porto San Giorgio: sono sabbie scure perché fossili, si nota infatti la presenza di conchiglie retrive.
L’Università di Camerino ha rilasciato poi uno studio su questo tipo di utilizzazione, portando l’esempio del ripascimento di Marina Palmense, affermando che «le osservazioni portano ad affermare con certezza che le sabbie usate per il ripascimento nella spiaggia a sud dell’ex campo di volo di Marina Palmense sono incompatibili dal punto di vista granulometrico con l’arenile oggetto dell’intervento». Lo stesso studio, però porta anche altri esempi della costa, andando a misurare la compatibilità con altri arenili. Viene riportato l’esempio di Grottammare, che è compatibile proprio per il tratto di mare nei pressi del fiume Tesino, mentre la spiaggia a sud del fiume (zona Ascolani per intenderci) sempre secondo lo studio, non è compatibile. Di contro, non ci sarebbero ostacoli ad un ripascimento con il tratto a nord del Tesino. Un bell’incastro.
Altro problema di cui si è discusso riguarda la fauna marina che si trova in quel tratto, come vongole o gamberetti, abituati alla sabbia chiara; senza dimenticare gli animali marini già presenti in zona, abituati a stare al massimo 20 centimetri sotto il manto sabbioso e che d’improvviso si ritrovano invece ad almeno un metro di sabbia. Ma questo, ovviamente, era inevitabile. C’è polemica anche per le spese sostenute: i costi del ripascimento assommerebbero ad un milione di euro per la sabbia e 400 mila euro per le scogliere. Nel 2005-06, per le scogliere a nord, vennero spesi 700 mila euro. Rimangono quindi diversi dubbi, dal costo alla motivazione di questa operazione: a memoria di tutti nella zona della foce del Tesino non vi è mai stata sabbia, se non per pochi metri di estensione, e le prime mareggiate porteranno via tutto. Abbiamo ascoltato per questo il parere del sindaco Luigi Merli.
Qual è la sua opinione in merito?
«L’unica cosa che emerge dalle discussioni è che la sabbia è scura. Ma questa è una cosa che sapevamo già dal progetto, da un anno e mezzo, ne abbiamo parlato anche durante un convegno. Solo ora si scopre che la sabbia è scura? È ovvio che il nostro arenile è più chiaro e un po’ stona, ma il ripascimento è un progetto arrivato dalla Regione e dal Ministero dell’Ambiente, l’Arpam ha affermato che la sabbia era pulita, quindi come amministrazione non possiamo che accettare».
Nell’operazione di ripascimento il Comune di Grottammare ha potuto dare delle direttive?
«Il progetto è venuto direttamente dalla Regione che ha ottenuto dei fondi per il ripascimento dal Ministero dell’Ambiente. Noi avremmo potuto dire di no, ma loro avrebbero potuto farlo anche senza il nostro consenso. L’amministrazione ha lo stesso avviato un’opera di verifica con le categorie per valutarne la fattibilità. Un anno e mezzo fa, appunto».
Il ripascimento ha avuto più fasi, da prima dell’estate fino ad arrivare agli ultimi camion hanno finito lo scarico proprio pochi giorni fa. La sabbia che già era stata portata, con le mareggiate, ha formato un “gradino”.
«È assolutamente normale, c’è dislivello alla foce del Tesino e, sopratutto, non è il gradino il parametro di misura. Terminate le operazioni, occorrerà verificare la tenuta della spiaggia nei prossimi mesi. Questi dati verranno confrontati con le altre realtà grottammaresi. Abbiamo infatti tre tipologie di intervento: a sud le scogliere sommerse, a nord del Tesino le scogliere emerse e la terza il ripascimento con la protezione. Fra qualche mese potremo verificare la tenuta ed arrivare ad una conclusione».
Alla foce del Tesino sono da sempre presenti sassi: portare lì la sabbia non potrebbe rendere nullo il ripascimento, vista la granulosità diversa?
«Non sono un ingegnere e anche volendo non avrei le capacità per confutare la progettazione che è stata fatta. Quel tratto di mare, è vero che ha dei sassi, tanto che alla foce del Tesino i sassi sono rimasti, ma a sud la situazione può essere diversa, tenuto anche conto che c’è un hotel importante. Non si può dire a priori se funzionerà o meno in quel preciso tratto di mare, si possono vedere gli altri interventi e in tutta Italia viene utilizzato il ripascimento. Ma ribadisco che c’era già la consapevolezza che la sabbia fosse scura, e noi abbiamo accettato in accordo con le categorie interessate».

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