SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Crisi di maggioranza: mentre il centrodestra rinvia o posticipa la riunione programmata per venerdì nella quale avrebbe dovuto contarsi in vista della firma della mozione di sfiducia a Gaspari, il sindaco ostenta fiducia nella sua coalizione e non teme brutti scherzi. Il Pd si scaglia contro i dissidenti donatiani Menzietti e Cipolloni mentre da parte loro, anzi da parte di Menzietti, c’è tutto tranne che obbedire e abbassare la testa. Intanto a sinistra del Pd appare sempre più lontano il riavvicinamento fra Rifondazione e il partito del sindaco, anzi non è mai stato vicino da mesi a questa parte.

Cronache e affermazioni di una giornata di stallo, dopo l’incandescente inizio settimana. L’impressione è che da una parte e dall’altra gli schieramenti si stiano contando, pesando, verificando la propria forza effettiva prima della battaglia finale. Che potrebbe essere già a dicembre, nel caso ci siano dodici firmatari per chiedere la discussione in consiglio comunale della mozione di sfiducia. Oppure no, e Gaspari passerebbe un Natale tranquillo senza però la certezza di un gennaio quieto, con il perdurante incubo di un febbraio tutto tranne che allegro.

Il 23 dicembre in consiglio comunale si vota il bilancio di previsione 2010. Un documento importante, sul quale Giovanni Gaspari punta molto: «La legge permetterebbe di approvarlo anche a marzo, ma io voglio che il Comune ragioni come un’azienda, perciò lo approviamo a fine anno». Ma il sindaco teme brutti scherzi? Questo è il punto della questione, e questa la risposta del sindaco: «Mi aspetto coerenza, io voglio capire cosa pensa il consiglio comunale. Se lo boccia, vorrebbe dire che non ci sono le condizioni per governare». 

Capitolo Pd-Rifondazione. Per un Claudio Benigni, capogruppo del Pd, che invita a ricomporre la frattura, c’è un Daniele Primavera che ringrazia per la stima ma rispedisce al mittente la proposta. Come interpretare altrimenti queste parole? «Nel ringraziare Benigni per la disponibilità manifestata, non possiamo che rilevare come egli confonda i buoni rapporti personali con il dialogo politico, che afferma esserci stato in questi mesi, di cui invece né il mio né il suo partito hanno mai avuto notizia. Anzi, tutte le nostre proposte sono state sistematicamente rimandate al mittente, come nel caso del Piano Spiaggia e del Ballarin, salvo poi sbattere contro la dura realtà dei fatti che ci dava ragione».

E non solo, aggiunge Primavera: «Quanto alla mozione di sfiducia, sfugge a Benigni che è la maggioranza a dover dimostrare la propria solidità e compattezza, non le minoranze. Dispiace, in ogni caso, che dopo aver isolato Rifondazione per mesi se ne riscopra il valore e la dignità soltanto sotto la spada di Damocle».

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