ASCOLI PICENO – Nel 1909 alcuni pittori italiani firmarono “Il Manifesto del Futurismo”: nacque così ufficilamente il movimento d’avanguardia di inizio secolo che vide in Tommaso Marinettti il suo più illustre rappresentante e ispiratore.

Nelle Marche, il Futurismo ebbe molti esponenti soprattutto a Macerata, dove nel 1922, nelle sale del Convitto Nazionale, il promettente pittore Ivo Pannaggi organizzò una mostra con le opere di Balla, Prampolini, Boccioni, Depero e Sironi.
Fu allora che Cleto Capponi, allievo dell’istituto, entrò a contatto con il movimento d’avanguardia di quegli anni, ed in particolare con lo stesso Pannaggi, dal quale trasse ispirazione soprattutto per i ritratti degli intellettuali romani che l’artista maceratese disegnò tra il ’23 e il ’26.

Col tempo Capponi raggiunse uno stile proprio. Come sostiene il curatore della mostra Stefano Papetti, i ritratti di Capponi sono «caratterizzati da una sintesi plastica che non rinunica alla resa in profondità, scandendo i piani e i sottoquadri anche quando il personaggio è ripreso di profilo, come dimostrano il volto di Primo Carnera e quello di Italo Balbo».

Fu proprio il ritratto del pugile Carnera, giunto ad Ascoli nel 1934 per una esibizione, ad aprire a Capponi la strada per la realizzazione di una lunga serie di ritratti di personaggi famosi. Il disegno di Carnera, dapprima pubblicato nella pagina locale e poi in quella nazionale del quotidiano “Il messaggero”, attirò l’attenzione anche de “Il Popolo d’Italia”, con il quale l’artista ascolano iniziò una lunga collaborazione che portò alla pubblicazione di ritratti di Mussolini, il Re del Siam, Roosvelt, Guglielmo Marconi ed altri. In totale sono 32 le stampe esposte a Palazzo dei Capitani, fedeli riproduzioni dei disegni rintracciabili sulle pagini originiali del popolare quotidiano milanese.

Capponi fu soprattutto scultore e ritrattista. Suo il Monumento al Pescatore all’ingresso del molo sud del porto di San Benedetto del Tronto. Ma fu anche apprezzato pittore, anche se le sue opere, che vanno dal 1936 al 2000, non furono mai esposte. Da qui anche il titolo della mostra “Futurismo Inedito – I ritratti nascosti”, che testimonia l’unicità dell’esposizione.

Mai esposte sono anche le opere dell’eccelso e discusso autore Giacomo Balla, provenienti dalla Accademia Georgica di Treia. In particolare, in una, è stata scoperta dallo stesso Papetti una curiosa particolarità: nel “Ritratto di Simboli” del 1936, Balla propone un interessante effetto trompe l’oeil, ritraendo alle spalle della figura centrale un suo precedente dipinto raffigurante un donna e, all’interno di questo, una ulteriore sua opera. Un vero e proprio quadro nel quadro.

La mostra si completa con le opere di altri esponenti di spicco marchigiani, come Monachesi, Dottori e lo stesso Pannaggi. L’esposizione, che rimarrà a Palazzo dei Capitani fino al 22 febbraio, è stata inaugurata oggi mercoledì 2 dicembre alla presenza del sindaco Guido Castelli e del figlio di Cleto Capponi, Maurizio. Il costo del biglietto intero è di 4 euro, ridotto 2.

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