Da Riviera Oggi n. 801

 

MARTINSICURO – Un’opportunità. E’ come definisce Pietro D’Angelo, presidente della Riserva Naturale della Sentina l’inclusione della parte nord di Martinsicuro in una zona di protezione speciale. Un proseguimento “naturale” sul versante abruzzese dell’area marchigiana, considerata dalla Comunità Europea di valenza internazionale in quanto unico punto di riferimento per il passaggio dell’avifauna migratoria in Italia tra il Gargano e la foce del Po a Ravenna.

Smorza le polemiche scaturite a seguito della “scoperta” da parte dell’amministrazione comunale di Martinsicuro di quell’area sottoposta a determinati vincoli di cui non c’era traccia nella cartografia comunale e regionale, puntualizza alcuni aspetti della vicenda e ne chiarisce altri ancora piuttosto confusi, ribadendo che per la città truentina avere sul territorio una zps è una risorsa preziosa sotto molteplici punti di vista.

La risposta del Ministero ai suoi quesiti stabilisce in maniera definitiva l’esistenza sul territorio di Martinsicuro della zps. La domanda che molti si sono posti è stata come mai la zona quasi totalmente urbanizzata del versante abruzzese abbia requisiti tali da essere associabile alle aree vergini della Riserva della Sentina.

«Semplicemente perché da quanto risulta la zps di Martinsicuro non è stata istituita a seguito di quella di Porto D’Ascoli, bensì contemporaneamente, con un atto unico, quindi quando l’area ancora non era stata soggetta ad urbanizzazione. Sulla cartografia non sono due zone separate, ma un’unica area individuata dalla Comunità Europea poiché ritenuta parte integrante di un comprensorio che travalica i confini amministrativi».

A quando risale l’istituzione della zps di Porto D’Ascoli?

«Ai primi anni ’80, a seguito della “Direttiva CEE del ’79 per la conservazione degli uccelli selvatici”. Facendo parte di un atto unico, la zps abruzzese quindi è sempre esistita, solo che per qualche motivo sconosciuto non sarebbe mai stata registrata sulla cartografia della Regione Abruzzo».

Alla luce dell’intensa urbanizzazione a cui è stata sottoposta la zona nord di Martinsicuro nel corso dei decenni, ha ancora senso parale di zps, e di ambiente protetto per l’avifauna?

«Nella zona in questione ci sono ancora aree verdi, come quelle sul lungofiume che oltre ad avere valenza ambientale hanno anche quella storico-archeologica. Per quanto riguarda invece l’area urbanizzata, se in passato sono stati commessi degli errori, questi non sono da attribuire al Comune di Martinsicuro, ma da far risalire alla Regione, che non ha provveduto a comunicare le dovute informazioni. Ora però l’amministrazione comunale può cogliere dalla vicenda delle opportunità preziose: se da un lato rischia di perdere fondi europei per la mancata opera di valutazione di incidenza ambientale sugli interventi di urbanizzazione effettuati nel corso degli negli anni, dall’altro può rivalersi sulla Regione chiedendo finanziamenti atti a fare oggi quella mitigazione ambientale che non è stata fatta prima. Un caso analogo è già successo in un altro Comune abruzzese, e la Regione è dovuta per forza di cose correre ai ripari».

In cosa consistono le opere di mitigazione?

«Prevalentemente in interventi di piantumazioni arboree, creazione di pinete, aree verdi, ma anche possibilità di realizzare infrastrutture che valorizzino l’ambiente. In questo senso Martinsicuro potrebbe avere una maggiore voce in capitolo nel chiedere la realizzazione del ponte ciclopedonale su Tronto. E potrebbe accedere a numerosi progetti europei che come Riserva stiamo portando avanti. Più sono gli enti coinvolti e maggiori sono le possibilità di vederli approvati».

I progetti in corso per la valorizzazione della Riserva possono avere una valenza anche per il territorio di Martinsicuro?

«Ci tengo a precisare che la Sentina non è una risorsa ambientale solo per San Benedetto, ma per tutto il comprensorio, al di là dei confini amministrativi e regionali. Per questo nell’elaborazione del Piano di Gestione chiedo il coinvolgimento anche dei comuni limitrofi. Abbiamo presentato ad esempio progetti importanti alla Comunità Europea, tra cui la rinaturalizzazione dell’area umida, la riqualificazione dei casolari storici, il restauro della Torre sul porto, che sono stati dichiarati ammissibili e che molto probabilmente saranno finanziati. La grande valenza non solo ambientale ma anche archeologica dell’area mi ha portato già la scorsa estate a prendere contatti con Staffa (direttore del Museo Archeologico di Martinsicuro, ndr) per avviare iniziative comuni in cui coinvolgere le scuole e i cittadini. Sulla sponda abruzzese del Tronto c’è la città di Castrum Truentinum, su quella marchigiana il porto romano. Riuscire a riportare alla luce i due siti sarebbe un’eccezionale risorsa artistico-culturale per il territorio e un’importante attrattiva turistica. Avere una zps sul territorio non deve essere visto come un impedimento, bensì come un’opportunità attraverso cui poter sviluppare e riqualificare il territorio. Basta saperla cogliere».

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