SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Attende tre giorni, forse per parlare a sangue freddo e fuori dall’emozione del momento. Ma il suo messaggio è diretto.
La crisi in maggioranza? Devo pensare a governare. Il consiglio comunale “saltato”? I punti in discussione erano tutti stati ampiamente discussi prima, e nessuno si era opposto. Una mozione di sfiducia in arrivo? Piuttosto che farmi cacciare mi dimetterei io, ma alla lenta agonia non ci sto.
Questi i contenuti del Giovanni Gaspari “uno contro tutti” di sabato mattina. Il settimanale incontro con la stampa è ampiamente dedicato alla conclamata crisi di maggioranza, conclamata dopo la mancanza del numero legale nel consiglio comunale di mercoledì sera. Corroborata dalle dichiarazioni dei consiglieri dissidenti, con l’esponente socialista Mario Narcisi che venerdì ha parlato per la prima volta di una mozione di sfiducia al sindaco. Con i dissidenti che starebbero valutando la compattezza della minoranza ad appoggiarla, prima di presentarla.
Insomma, un brutto momento.
La parola al sindaco: «Non sono disposto ad assistere ad una lenta agonia della città, causata per colpa mia. Il giorno in cui avrò la percezione di non essere più in grado di far navigare la nave, mi dimetterò. Ma prima no, non c’è congiura di palazzo che tenga. Non sono un sindaco sotto botta, non sono ricattabile. Non mi faccio mettere sotto da nessuno, la città stia tranquilla».
Il che vuol dire che non accetterebbe di essere sfiduciato, ma piuttosto in casi estremi trarrebbe le sue conclusioni dimettendosi.
Comprendiamoci bene, il sindaco è sotto ricatto? Gaspari risponde: «Io non ho motivo di rimanere attaccato alla poltrona, al potere. Per me fare il sindaco è un servizio alla collettività. E certa politica farebbe bene a fare altrettanto, alla politica non spetta il compito di ricattare il sindaco ma di progettare, di lavorare per il bene dei cittadini».
I consiglieri dissidenti non li nomina, anzi no, cita Narcisi quando parla del consiglio comunale “saltato”: «C’era da approvare gli investimenti da fare con i fondi dell’avanzo di bilancio, e nessuno nelle commissioni consiliari aveva sollevato obiezioni o controproposte. C’era da approvare il regolamento comunale per recepire il Piano Casa regionale, e l’unica critica era venuta da Narcisi. Lui mi accusa di essere arrogante, ma gli ho semplicemente spiegato che le norme per l’incremento volumetrico non sono applicabili nei centri storici come chiedeva lui, perché lo stabiliscono la legge nazionale e quella regionale. E un regolamento comunale non può certo contraddire una legge. Tutto qui. Sarei arrogante solo per avergli ribadito questo?».
Insomma, il consiglio comunale mercoledì avrebbe dovuto approvare atti «ampiamente discussi e condivisi».
Il 30 novembre la seduta verrà convocata di nuovo. «Il regolamento sul Piano casa va approvato tassativamente entro quella data, per me è un obbligo morale e istituzionale. Non sono un uomo di partito, ma il sindaco scelto dal 54% degli elettori».
Gaspari contro i dissidenti usa l’argomento del “governo” contro la “politica”. Insomma, qui c’è da lavorare, pensiamo alle cose serie. Questo appare il senso delle sue dichiarazioni, quando afferma: «Quando ricevo i cittadini che vengono a colloquio, assisto a situazioni drammatiche. Lì fuori dal Palazzo c’è gente che ha perso il lavoro, che ha l’ufficiale giudiziario che li aspetta a casa per fare i pignoramenti. Gente che va alla Caritas per mangiare. Io devo pensare a loro, devo lavorare per loro. A questi drammi non possono essere anteposte questioni che nulla hanno a che fare con il bene pubblico».
Sul bilancio di previsione 2010, il sindaco poi afferma di voler avviare il confronto più ampio possibile con i partiti e con le forze sociali: «Sarà il vero banco di prova per capire se questa tempesta forgerà la classe politica di questa città. Invito i partiti a confrontarsi al loro interno, per poi discutere con l’amministrazione, comunicare, e far sì che nonostante i tagli dei fondi dallo Stato il prossimo bilancio sia un bilancio di opportunità, oltre che di contenimento della crisi».
I dissidenti agiscono così per via di questioni legate alle prossime elezioni regionali? Il riferimento ai consiglieri “donatiani” Cipolloni e Menzietti è d’obbligo. Ma Gaspari chiosa così: «L’hanno detto loro che le elezioni non c’entrano. Cos’altro c’è? Non lo so, lo dicano, ne discutano in consiglio comunale, siano espliciti. Qui abbiamo delibere pronte, importanti atti urbanistici che sono in dirittura d’arrivo, investimenti programmati. Dobbiamo far ripartire l’economia produttiva di San Benedetto. Abbiamo un obbligo verso i cittadini».

E infine un ritorno alla metafora della navigazione nei mari infidi della politica: «In un certo senso sono contento di come si sono messe le cose. Con il mare calmo tutti sono bravi a navigare. Ma ora, con queste botte di mare, abbiamo l’opportunità di forgiarci, e i marinai si temprano quando il mare è cattivo».
I prossimi giorni saranno determinanti per comprendere quanto la giunta debba temere i bollettini meteorologici. E se l’imbarcazione è abbastanza robusta per uscire dalla burrasca.

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