SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Privatizzazione dell’acqua, anche i Verdi si ribellano e, per voce di Andrea Marinucci, capogruppo sambenedettese del partito, manifestano tutto il loro disappunto.

«E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, del business, degli affari. Non si può allora non essere d’accordo con Padre Alex Zanotelli che, pochi giorni fa ha maledetto coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua».

«La decisione – continua – sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese con bollette del 30-40% in più come minimo, ma soprattutto dai poveri di tutto il mondo. Se oggi 50 milioni  all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua?»

Marinucci spiega poi l’impegno del proprio movimento a livello locale, con mozioni in merito proposte e sottoscritte oltre che a San Benedetto, anche a Cupra, Grottammare e Monteprandone, dove è stato chiesto ai rispettivi primi cittadini di dichiarare l’acqua un bene comune: «Dobbiamo ripartire dal basso, dalle istituzioni locali, dalla gente. Siamo sicuri che questo voto parlamentare corrisponderà ad un boomerang»
«A Parigi – conclude – hanno compiuto il passo inverso dopo 25 anni. Colpevole di questo dietrofront gli innumerevoli problemi avuti in questi anni con le società titolari degli appalti, tra cui l’aumento dei prezzi non accompagnato da un adeguato miglioramento dei servizi rimasti quindi obsoleti. L’amministrazione comunale parigina in seguito ai problemi sopracitati ha deciso di voltare pagina e di prendere una decisione che secondo le prime stime farebbe risparmiare alla capitale 30 milioni di euro e in più stabilizzerebbe il prezzo dell’acqua potabile. Il nostro Governo invece di fare accordi con la Francia per acquistare know-how e tecnologia nucleare vecchia e pericolosa, dovrebbe prendere esempio dalle esperienze positive dei municipi transalpini che hanno riottenuto la gestione totale delle acque pubbliche. Ma noi non siamo innovatori».

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