SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La risposta del sindaco Giovanni Gaspari non lo ha soddisfatto, e Giorgio De Vecchis torna alla carica armato di nuovi documenti per dimostrare una tesi che è sua ed è anche di coloro che hanno presentato un ricorso al Tar Marche. Secondo questa tesi, una parte dell’hotel in costruzione alla foce del fosso Ragnola ricadrebbe su area demaniale. Per la precisione, secondo l’interpretazione che delle mappe fornisce De Vecchis, si tratta di una fascia di circa 230 metri quadri fra il corpo dell’hotel e l’argine sud del fosso.
Il lotto di terreno dove si sta costruendo l’hotel a sei piani è stato acquistato dagli attuali proprietari, la ditta Verdemare di Antonio Piergallini, ad un’asta giudiziaria seguita ad un pignoramento.
De Vecchis ha consultato la perizia tecnica eseguita nel 1997 per conto del Tribunale di Ascoli, che stabiliva le valutazioni dei beni che venivano messi all’asta. La consulenza fu redatta dal noto ingegnere Enzo Eusebi e si basava sulla stessa piantina reperibile al catasto.

Secondo l’Agenzia del Territorio, la superficie della particella catastale in questione è di 2774 metri quadri. Mentre secondo i permessi rilasciati dal Comune (l’ultimo questa estate, con un premio volumetrico concesso per via del cambio di destinazione da “residenziale” a “ricettivo”) l’area totale edificabile è di 3 tremila metri quadri.
«E’ una differenza non di poco conto», sottolinea De Vecchis, per il quale «le risposte del sindaco sono totalmente evasive. La perizia del Tribunale, sulla base della quale l’area venne messa all’asta, si basa sugli stessi dati che fornisce l’Agenzia del Territorio, per cui c’è una fascia di terreno del Demanio fluviale che è rimasta incorporata all’interno del lotto dell’hotel».

Intanto sembra attesa a giorni la pronuncia del Tar Marche sulla richiesta di sospensiva del permesso di costruire presentata dal Condominio “Residence Seaside”. I ricorrenti chiedono al Tar di verificare il rispetto del confine demaniale da parte del lotto Verdemare.
Il geometra Guido Stipa, perito dei ricorrenti, sostiene rilievi alla mano che l’argine sud in cemento armato del torrente Ragnola non costituirebbe affatto il confine fra il lotto di proprietà della Verdemare e l’area demaniale fluviale.
Secondo Stipa, le differenze apparirebbero evidenti e nel luogo di maggiore differenza lo “sconfinamento” sarebbe quantificabile in cinque metri di larghezza.

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