SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Tutto ciò premesso si decide di invitare il Comune di San Benedetto a tenere conto delle suddette osservazioni al fine del rilascio del parere di conformità al Piano di Gestione Integrata delle Aree Costiere». Firmato, il dirigente regionale del servizio Turismo Sandro Abelardi. Significa che il Piano Spiaggia approvato dal Comune lo scorso 29 aprile così com’è non può essere accolto dalla Regione, in quanto cozza con alcuni importanti indirizzi vincolanti relativi alla gestione delle attività lungo la costa. Percentuale delle spiagge libere sul totale dell’arenile, superfici pavimentabili nelle concessioni balneari, ristrutturazioni degli chalet “storici”: la Regione sembra dire che c’è molto che non va nel Piano Spiaggia comunale sulla rampa di lancio.

A rendere pubblica quella che a tutti gli effetti appare come una bocciatura, è il circolo cittadino di Rifondazione Comunista. Non è la prima volta che il partito rappresentato in consiglio comunale da Daniele Primavera pone dei dubbi sull’importante Piano, il vero e proprio piano regolatore della spiaggia. Un documento sul quale l’amministrazione Gaspari ha puntato molte delle sue carte di consenso.
COSA NON VA Il Piano di Spiaggia è l’insieme di regole per lo sviluppo edilizio degli stabilimenti balneari. Disciplina come può essere realizzato uno chalet e cosa non può essere costruito, fino a dove può arrivare la struttura coperta e dove ci devono essere solo sabbia e ombrelloni, o al massimo campi per il beach volley. Non solo, disciplina la percentuale di spiaggia libera che bisogna preservare.
«Il Piano Spiaggia dell’amministrazione Gaspari è stato bocciato su tutta la linea», sostiene Primavera. «E sembra proprio che l’amministrazione abbia voluto tener nascosta la richiesta di modifiche pervenuta dalla Regione. Martedì in commissione Urbanistica con gli albergatori abbiamo sentito annunci sul futuro ma neanche un cenno a questa vicenda».
SPIAGGE LIBERE La Regione chiede al Comune di verificare nuovamente le superfici delle spiagge libere in quanto già ora sembrano non rispettare la quota minima del 25% sul totale del litorale richiesta dal Piano di Gestione della costa. Riguardo alla concessione in gestione delle spiagge libere alle associazioni, la Regione ricorda poi che “non possono essere considerate come aree libere ma a tutti gli effetti in concessione e quindi vanno scorporate dal computo delle spiagge libere”. E poi ricorda che va garantito un uso integrale delle spiagge libere non condizionato da utilizzi anche parziali o momentanei di concessionari privati.
LE ATTREZZATURE Si parla poi delle attrezzature turistiche. Il Piano comunale aveva concesso la possibilità di installare piscine sopra la sabbia, attrezzature sportive, idromassaggi, passerelle nella zona oltre i 25 metri di profondità dal lungomare, la cosiddetta zona polifunzionale (non oltre i 35 metri comunque). Ma la Regione ribadisce che in quella fascia sono vietate tutte le forme di pavimentazione: ”La fascia polifunzionale ricade nella fascia di arenile adibita alla elioterapia (prendere il sole, ndr)”. Quindi c’è posto solo per sdraie, ombrelloni e torrette di avvistamento, ma per nulla che abbia un pavimento, neanche se viene rimosso a fine estate, ad esclusione della passerella di collegamento alla spiaggia.
TETTI SUONO Le barriere acustiche per le discoteche in spiaggia non possono considerarsi attrezzature mobili, ribadisce la Regione, e quindi devono essere installati nella fascia edificabile degli stabilimenti, cioè nei primi 25 metri ad est dell’isola pedonale, contribuendo al computo delle superfici copribili. Le strutture sportive al di fuori della fascia edificabile non possono essere pavimentate. Addio piscine in spiaggia, dunque. Questa serie di prescrizioni contraddicono il Piano Spiaggia comunale, che invece concedeva delle possibilità proprio oltre la fascia dei 25 metri. E bocciano inoltre l’idea del Comune per la “passerella vista mare” parallela alla battigia. Anche qui si tratta di pavimentare, quindi non si può.
CHALET STORICI Adeguare agli standard igienici le cucine in spiaggia modificando e concedendo anche piccoli aumenti dell’altezza delle strutture. Questo è contenuto nel Piano comunale. La Regione a proposito degli chalet storici del lungomare nord, di particolare valore architettonico, prescrive che non si può alterare il loro aspetto originario. Fatte salve le modifiche intervenute e autorizzate recentemente, come nel caso lampante dello chalet Medusa.

Rifondazione dunque reputa il Piano Spiaggia un vero e proprio «buco nell’acqua». Manifesta orgoglio per aver votato contro in consiglio comunale (nella maggioranza l’unico contrario fu il socialista Mario Narcisi) e attacca duramente il sindaco Gaspari, che è anche assessore all’Urbanistica: «I rilievi della Regione sono spietati e spazzano via il cumulo di promesse di Gaspari, che liquidava pochi mesi fa le nostre posizioni con la consueta arroganza che lo contraddistingue. Ma alla fine i nodi vengono sempre al pettine». Primavera poi lamenta di non aver ricevuto le osservazioni della Regione dagli uffici comunali nonostante le sue richieste.
Gli esponenti di Rc Marina De Panicis, Gabriele Marcozzi e Fosco Travaglini parlano di «amministrazione comunale antidemocratica, che non ascoltandoci ha perso tempo e soldi, prendendo in giro gli operatori balneari». Rifondazione chiederà le dimissioni del sindaco? «Non sta a noi chiederle, noi siamo minoranza. Le chiedano i consiglieri del Pd che hanno approvato un atto del tutto sbagliato».

UN PASSO INDIETRO Quel 29 aprile ci fu una aspra discussione in consiglio comunale, con Primavera che invitava i consiglieri di maggioranza a non votare il Piano Spiaggia. Il sindaco Gaspari difese a spron battuto la correttezza del documento urbanistico, affermando che rispondeva a tutte le indicazioni del piano regionale di difesa della costa e anche alle ultime integrazioni approvate dal consiglio regionale il 10 marzo scorso. E affermò: «Il Piano della costa peraltro è un atto di indirizzo, e non siamo di fronte a una legge». Primavera oggi ribadisce: «Non è vero, gli indirizzi del piano regionale sono vincolanti».

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