dal settimanale Riviera Oggi numero 800
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il consiglio comunale aperto che si è tenuto venerdì scorso nell’auditorium di viale De Gasperi lascia l’amaro in bocca. La crisi socio economica che affligge il Piceno appare sempre più per quello che è: una profonda crisi di idee.
Il governatore Gian Mario Spacca, presente in quella che il sindaco Gaspari suo collega nel Pd ha pochi giorni prima definito “l’ultima provincia dell’impero”, ha esposto cifre e dati sulla strategia di contenimento della crisi: ammortizzatori sociali ordinari e in deroga, e quindi cassa integrazione per gli operai delle aziende morte o moribonde, assegni familiari e contributi di solidarietà. Una strategia, quella del nuovo “assistenzialismo” (ci si passi il termine, senza connotazioni offensive per chi ha perso il lavoro e si trova senza colpa in condizioni non invidiabili) che laddove applicata (è di mercoledì la protesta dei lavoratori ex Foodinvest appena entrati in mobilità) che ha il respiro corto perché è a scadenza.

Cosa succederà alle centinaia di lavoratori piceni una volta concluso il regime di reddito garantito dalla Regione e dall’Inps? Una volta licenziati, senza più paracadute, cosa faranno le istituzioni? Se ne è parlato poco, troppo poco. L’ombra di questo incubo è stato pur evocato da Spacca, facendo riferimento ai tagli dell’Irap per chi assume, alle prospettive non si capisce bene quanto realistiche di Accordo di Programma con il Governo o di Zona Franca. Ma l’incubo è sempre più vicino, così come le elezioni regionali di marzo. E si sa che con il voto vicino, i nostri politici sono bravi a promettere e vedere la bilancia delle loro azioni sempre tendente al positivo. Inoltre il buon Spacca ha toppato dicendo che la Regione non ha mai finanziato il ripascimento delle spiagge picene se non con la disposizione di nuove scogliere. Non è vero, il governatore dovrebbe sapere che nel 2008 la Regione ha speso un milione e mezzo di euro per dragare il porto di San Benedetto e rimettere sabbia nell’arenile (ricordate i tubi neri sul bagnasciuga in quella calda primavera?). Ma l’innovazione in questo settore non c’è, non c’è il coraggio di sperimentare sistemi innovativi di difesa della costa. E intanto il mare si rimangia la sabbia “nuova”.
La grande kermesse di politici regionali, sindaci e assessori, confindustriali, Confesercenti, qualche lavoratore, sindacalisti, lascia l’amaro in bocca perché si ha l’impressione di essere sempre fermi al palo. Sempre a sentire le solite promesse sulle solite infrastrutture per il rilancio, come l’elettrificazione della ferrovia Ascoli-San Benedetto, come se fosse la panacea per la riapertura delle fabbriche. Sempre a dover dipendere dagli umori del Governo, che instaura zone franche fiscali nella Ventimiglia del ministro Scajola e scuote la testa oppure indugia sulla realizzazione di incentivi per il nostro Piceno. Un Piceno (a proposito, non si sono registrati interventi dell’assessore al Piceno Sandro Donati, forse perché è un assessore senza portafoglio?) che non è la periferia dell’impero, ma che è terra in cerca d’autore.
COME LI REINSERIAMO, QUESTI LAVORATORI? Una grande kermesse che non ha saputo dare una risposta che sia una ad un interrogativo puro e semplice, quello posto da un lavoratore della Itac di Grottammare: “Parlate tanto di riconversione dei lavoratori, di formazione professionale per i quarantenni che devono rimettersi a cercare lavoro. Poi però la Provincia ci dice che ha i soldi per fare un corso per appena 30 persone”. Magari senza la sciagurata divisione da Fermo avrebbero avuto un corso per 60 posti, consoliamoci così. Risposte? Nulla.
UNA TERRA NEL GUADO Siamo nel guado: zona depressa ma non troppo (non siamo ancora ai livelli del Meridione d’Italia, ma non siamo neanche paragonabili alla “Padania”), zona in crollo di occupazione ma senza potenti parlamentari di maggioranza a Roma; terra bellissima, ma che a livello di percezione in Italia e in Europa paga lo scotto di una carente promozione turistica d’insieme; terra di eccellenze, anche imprenditoriali, ma che non riesce a creare Distretti ed economie di rete.
QUALE RILANCIO? LE COSE DI CUI NON SI PARLA Non si è parlato di nuove energie, se non durante l’intervento dell’imprenditore Giovanni Cimini. Non si è parlato di vere strategie pubbliche per ostacolare in ogni modo le delocalizzazioni delle multinazionali che vanno in Cina. Non si è parlato di difesa delle produzioni locali dalla concorrenza sleale con gli occhi a mandorla, in patria e altrove. Non si è parlato di agricoltura, mai, eppure molte statistiche dicono che si tratta di un settore che viene riscoperto e innovato da molti giovani imprenditori. Si è parlato invece di edilizia, degli ampliamenti di volumetrie degli alberghi “premiati” per non smobilitare, nell’ambito di un Piano Casa regionale quanto mai generoso con il mattone, ma non si è parlato delle strategie regionali e provinciali per la difesa del paesaggio, il vero tesoro del Piceno e delle Marche. L’unico accenno che ricordiamo è quello del sindaco Gaspari, che ha chiesto aiuto alla Regione per combattere assieme l’ostico parassita delle palme, il punteruolo rosso. Peccato che la richiesta del sindaco sia stata pronunciata proprio alla fine del consiglio comunale, oltre la mezzanotte, e che la gente presente non abbia avuto nessuna risposta pubblica da Spacca.
Non si è parlato della pesca, dei sistemi per rendere di nuovo appetibile questo mestiere ai giovani.
Non si è parlato dello “Stato che non paga”, cioè dei ritardi della pubblica amministrazione ad ogni livello nei pagamenti alle imprese per le forniture di materiali o servizi. Un unico accenno, meritorio, al tema è giunto dall’assessore grottammarese Cesare Carboni.
Non si è parlato in definitiva del nuovo modello di sviluppo da dare al Piceno. Un modello quanto mai necessario, e che non può riassumersi solamente in nuovi incentivi statali, finanziari o fiscali. Il modello assistito di sviluppo lo conosciamo già, è quello della Cassa del Mezzogiorno, e sappiamo quanto possa essere aleatorio una volta che l’assistenza cessa. Non ripetiamo gli stessi errori, please.

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