SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una Grande Opera in cerca d’autore, ma soprattutto in cerca del teatro sul quale ostentare la sua bellezza. Attendendo eventuali responsi da Roma dall’iter della legge Finanziaria, il sindaco convoca i capigruppo dei partiti rappresentati in consiglio comunale per discutere della soluzione alternativa all’area Ballarin.

Al momento, essendo il vecchio stadio indisponibile pur se entrato nel patrimonio del Comune dopo la recente sdemanializzazione, occorre che il Comune scelga un’area della città da donare alla Fondazione Carisap, che vi investirà dieci milioni di euro per un’opera architettonica di uso pubblico e di grande lustro turistico.

Questi i termini della questione. Accantonando il Ballarin per le note vicende dei vincoli di legge che impediscono la sua cessione, però, rimane il buco. Qual’è l’area da offrire alla Fondazione? Di chi è, attualmente, l’area o le aree che potrebbero fare al caso giusto? La risposta è immediata, ed è che le aree inedificate papabili sono tutte di proprietà privata.

L’iter potrebbe essere questo: il Comune stipula un Accordo di Programma con il proprietario dell’area prescelta; permette a questi di costruire o realizzare ulteriori volumetrie in un’altra zona della città e in cambio riceve l’area, che poi “gira” alla Fondazione. Così si adempie alla condizione posta dall’ente presieduto da Vincenzo Marini Marini, quella per cui l’area della Grande Opera dovrà diventare proprietà della Fondazione.

Afferma il sindaco Giovanni Gaspari a margine della riunione: «L’Accordo di Programma prevederebbe la contestuale approvazione di una variante urbanistica. Chiaramente perciò chiedo ai partiti e ai consiglieri una condivisione di questo percorso. Il 27 faremo una riunione allargata a tutti i consiglieri comunali, poi faremo un atto formale con cui diamo alla Fondazione una risposta chiara e positiva sul nostro interesse per la sua idea di investimento a San Benedetto».

Una Fondazione che appena pochi giorni fa ha nuovamente sollecitato il Comune sulla disponibilità all’operazione.

Ma nella riunione di martedì, affermano alcuni politici presenti da noi interpellati, non si è discusso tanto della scelta dell’area quanto della procedura da seguire. Sia il capogruppo del Pri Antonio Felicetti che quello di Forza Italia Bruno Gabrielli hanno parlato di «apertura ai privati». Felicetti ha dichiarato la sua preferenza per aree dove la proprietà non è frazionata fra più persone, come ad esempio l’area Brancadoro. Gabrielli ha proposto che il Comune attui un “dialogo competitivo” con i proprietari dei terreni individuati come strategici per la Grande Opera. Per poi ricevere delle proposte da vagliare per la stipula dell’accordo di programma.

Il sindaco intanto continua a sondare il campo nella sua maggioranza, attendendo con un occhio le decisioni del Governo sui vincoli per le aree sdemanializzate e guardando con l’altro occhio alle reazioni dei partiti e dei consiglieri. A questo proposito, il sindaco dice testualmente: «Porterei in consiglio comunale una variante urbanistica solo se c’è la massima condivisione di questo percorso».

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