ASCOLI PICENO – La Squadra Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana ha eseguito cinque arresti ed ha smantellato un’associazione per delinquere, finalizzata secondo le indagini al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che vendeva falsi posti di lavoro agli stranieri (tutti i particolari qui).

Numerosi cittadini marocchini hanno pagato cifre esorbitanti per entrare in Italia con l’illusione di poter lavorare per una ditta picena che, in un momento di grave crisi occupazionale, sembrava rappresentare un’eccezione. In realtà la ditta era inattiva e la sua sede versava da anni in uno stato di totale abbandono.
Fino ad ora è stato scoperto un giro di affari di oltre 120.000 euro. Le indagini, iniziate dopo la denuncia di uno degli stranieri sfruttati, hanno coinvolto anche un consulente di un’organizzazione sindacale ed il responsabile del centro islamico di preghiera di Ascoli.

La denuncia coinvolgeva la ditta che aveva formalmente richiesto l’ingresso in Italia, l’azienda agricola “Adriatica” di Altidona. Approfondendo i controlli sulla ditta per verificare i termini della denuncia, la Polizia ha poi accertato che aveva stilato più contratti d’ingresso per lavoratori stranieri.

Al termine delle indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore Ettore Picardi, il Gip Annalisa Gianfelice ha emesso cinque misure cautelari di sottoposizione agli arresti domiciliari, per il reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le misure cautelari sono state eseguite nelle prime ore di martedì mattina, in collaborazione con le Squadre Mobili di Teramo e Rimini.

Sono stati tratti in arresto due cittadini italiani, Pasquale Bizzarri, classe 1961, residente a Torano Nuovo (Te) e Giuseppe Spagna, classe 1983, residente a Colli del Tronto ma attualmente domiciliato a Rimini, che figuravano quali legali rappresentanti dell’azienda agricola, nonché i fratelli marocchini Driss El Ouafiq, classe 1963, residente a Castel di Lama (AP) e Hamid Ek Ouafiq, classe 1961, residente ad Ascoli Piceno (responsabile del centro islamico di preghiera di Ascoli) ed un loro nipote, Mohammed Nohair, classe 1983, residente ad Ascoli Piceno, che secondo le indagini fungevano da intermediari tra gli stranieri e la ditta.

Ai due fratelli sarebbe stato delegato il compito di riscuotere i soldi che gli stranieri dovevano pagare già prima di entrare in Italia.

Driss El Ouafiq, ritenuto il principale artefice dell’associazione, svolge attività di consulenza e mediazione presso la sede locale del sindacato Uil–Settore Immigrati. L’organizzazione sindacale è risultata totalmente estranea alla vicenda.

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