ALBA ADRIATICA – Non si placano le tensioni fra i cittadini di Alba Adriatica e la comunità rom a seguito dell’omicidio di Emanuele Fadani. Nuove contestazioni si sono avute nel corso della trasmissione “Domenica 5” condotta da Barbara d’Urso, in cui è stata effettuata una diretta televisiva con Alba Adriatica, per un dibattito a cui hanno partecipato Fabrizio ed Alex Fadani, fratelli di Emanuele, due rom di Alba Adriatica, il sindaco Giovannelli e numerosi cittadini che hanno assistito alla diretta da piazza IV novembre.

Nel corso delle interviste si è manifestata ancora l’insofferenza dei cittadini nei confronti della comunità rom, che hanno detto non volere più ad Alba Adriatica.

«Loro non hai mai pagato le tasse e hanno case che noi non abbiamo. Macchine, Ferrari, Porche».
Indirizzate alla comunità rom anche accuse di «associazione mafiosa».

«Qui il problema è – hanno aggiunto – che in Abruzzo c’è un’altissima concentrazione di popolazione rom che vive al di fuori di ogni controllo, al limite di qualsiasi tipo do regole e giustizia e che imperversa nelle nostre città creando scompiglio e tensioni. Se lo stato non interviene, se non c’è giustizia, i cittadini si fanno giustizia da soli».

Nell’impeto del momento alcuni hanno addirittura proposto di requisire l’abitazione dei Levakovic per farne una struttura pubblica (biblioteca, ludoteca o similare) a servizio della comunità e da intitolare ad Emanuele.

Hanno chiesto giustizia i fratelli di Emanuele: «Non c’era stato nessun litigio, loro si sono scagliati su Emanuele in modo barbaro, si sono accaniti: lui è caduto per terra e loro lo hanno picchiato fino ad ucciderlo».
I due rom intervistati hanno da canto loro hanno porto le loro condoglianze alla famiglia e si sono detti rammaricati per quanto successo, chiedendo l’ergastolo per gli assassini di Emanuele. Hanno però anche chiesto «protezione e rispetto, perché la comunità non può essere presa di mira nella sua totalità per il gesto di una sola persona». Il rom ha anche portato ad esempio il suo caso personale, quando sette anni fa ha perso due sorelle investite da un’auto, alla cui guida era un italiano ubriaco. «Quell’uomo ancora non ha pagato e gira libero. Ma nessuno di noi si è mai sognato di andare a casa sua a fare rivolte o atti di vandalismo».

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