ASCOLI PICENO – I rappresentanti della Manuli non accettano le accuse mosse dai rappresentanti delle maggiori sigle sindacali nei loro confronti, e cercano di fare il punto della situazione per ribadire la propria posizione, chiedendo la riapertura del tavolo di concertazione.
«Noi non avremmo mai firmato un piano che serve solo a imbrogliare i lavoratori – sostengono all’unisono i rappresentanti di Sdl e Ugl Quaglietti, Marucci e Morganti -. Il piano non prevede alcun futuro per il sito produttivo di Ascoli, anzi rappresenta un ulteriore sfruttamento della situazione, considerando che verranno smantellati i settori già attivi in Cina, che sono quelli strategici, mentre rimarranno ad Ascoli soltanto quelli per i quali dall’oriente non arrivano ancora garanzie in termini di produzione e qualità.
E nel frattempo si vuole anche trarre profitto chiedendo via libera alle istituzioni per l’impianto di una centrale di cogenerazione per produrre e vendere energia elettrica».
A tal proposito viene mostrata anche la copia di un fax nel quale il presidente della Provincia Piero Celani avrebbe chiesto che una parte del ricavato della vendita di energia elettrica fosse destinata come sussidio per i lavoratori. Secondo Quaglietti, la proposta di Celani avrebbe mandato su tutte le furie i vertici dell’azienda, che si sono sentiti ricattati dalla Provincia.

Come a dire che si starebbe continuando a fare esclusivamente i propri interessi, senza nessuna attenzione al territorio.

Per quanto riguarda lo scontro con gli altri sindacati «le accuse di Cigl, Cisl e Uil – affermano – sono assurde quanto infondate. Abbiamo da sempre sostenuto che questo piano non sarebbe stato accettato dai lavoratori poichè prevede la chiusura dell’azienda, e così è stato».

L’accusa mossa dalle maggiori sigle sindacali a Sgl e Uil è stata quella di avere creato, durante l’assemblea di martedì, un clima di intimidazione, impedendo così una regolare votazione del piano sottoscritto da azienda, sindacati e istituzioni, e che prevede il reinserimento di 140 operai su 376, con gli esclusi che otterrebbero ammortizzatori sociali per 3,7 milioni di euro.

«E’ assurdo pensare che un manipolo di estremisti, – sostengono ancora – ammesso che ci sia stato, abbia condizionato il voto degli operai, che invece hanno deciso di votare contro perchè non hanno ricevuto dai sindacati risposte certe sul contenuto del contratto».

Sgl e Ugl sono però ancora convinti che un’azione sindacale comune, finalizzata alla riapertura del tavolo di trattativa presso il Misitero dello Sviluppo Economico, sia ancora possibile, anche con un maggior impegno da parte delle istituzioni.

E chiedono l’esposizione in prima persona da parte della proprietà, nella persona di Dardanio Manuli.

In definitiva, c’è da capire se esistano ancora dei margini per la riapertura delle trattative o se, come sostengono Cgil, Cisl e Uil, essendo già stato fatto tutto il possibile, un ulteriore passo avrebbe spezzato la corda della trattativa, rischiando di far perdere anche la possibilità di lavoro per quegli operai che attualmente rientrerebbero, e una parte di ammortizzatori per coloro che invece rimarrebbero fuori.

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